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Corso di medicina generale, 572 candidature in Sicilia. Curti Gialdino: “Ora consolidare la riforma territoriale”

lunedì 3 Agosto - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Formazione

La medicina generale torna ad attirare i giovani medici e la Sicilia registra uno dei numeri più elevati a livello nazionale.

Sono 572 le domande presentate nell’Isola per partecipare al Corso di formazione specifica in medicina generale 2026-2029, a fronte di 184 posti disponibili. Il rapporto supera quindi le tre candidature per ogni borsa e colloca la Sicilia al quinto posto in Italia per numero assoluto di richieste, dopo Campania, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio.

A livello nazionale sono state presentate 5.965 domande per 2.651 posti. La Campania guida la graduatoria con 1.080 candidati per 240 borse, seguita dalla Lombardia con 642 domande per 481 posti, dall’Emilia-Romagna con 625 per 185 e dal Lazio con 600 per 200. La Sicilia raccoglie quasi il 10% delle candidature complessive, pur disponendo di poco meno del 7% delle borse disponibili. Nell’Isola il rapporto tra domande e posti arriva così a 3,1 candidature per ogni borsa, contro una media nazionale di circa 2,2.

Il dato arriva in una fase nella quale la medicina generale sta vivendo una trasformazione profonda. Prima della pubblicazione del bando, la categoria ha avviato un’attività di informazione rivolta ai giovani medici per raccontare un percorso professionale in evoluzione, con nuove competenze e un ruolo sempre più centrale nell’assistenza territoriale. Tra coloro che hanno contribuito a diffondere le opportunità del corso anche Andrea Curti Gialdino, medico di medicina generale della FIMMG Palermo, che aveva richiamato l’attenzione dei neolaureati e dei medici interessati sulla possibilità di intraprendere la formazione specifica in medicina generale.

La scelta dei giovani

Il numero delle candidature arriva mentre il Servizio sanitario sta modificando il proprio modello territoriale. Il medico di medicina generale si trova oggi al centro di una rete che collega sempre più attività clinica, gestione delle patologie croniche, prevenzione, specialistica e servizi delle Aziende sanitarie. Il cambiamento riguarda anche il modo di lavorare, con un passaggio progressivo verso una maggiore integrazione tra professionisti e strutture.

I numeri delle candidature dimostrano che molti giovani continuano a vedere nella medicina generale una scelta professionale solida, qualificante e capace di offrire prospettive concrete. Non parliamo di una formazione generica, ma di una disciplina specifica che permette di conoscere il territorio, seguire le cronicità e costruire un rapporto fiduciario con il paziente e con la sua famiglia. Il medico di medicina generale conosce la storia della persona, il contesto nel quale vive e anche gli aspetti sociali ed economici che possono influire sulla salute e sull’aderenza alle cure. Questa visione complessiva rappresenta uno degli elementi distintivi della professione e mantiene un valore centrale nella sanità che cambia”, afferma Curti Gialdino.

La formazione

La Regione Siciliana ha previsto 184 posti per il triennio 2026-2029. Il corso richiede un impegno a tempo pieno e alterna attività teoriche, frequenza negli studi dei medici di famiglia, tirocini negli ambulatori specialistici, nei servizi territoriali e nei reparti ospedalieri.

In Sicilia il percorso formativo si sviluppa nelle sedi di Palermo, Catania e Messina e coinvolge una rete di medici tutor. I corsisti entrano così in contatto diretto con i diversi livelli dell’assistenza sanitaria, dagli studi di medicina generale ai servizi territoriali fino agli ospedali, acquisendo esperienza nei percorsi che caratterizzano il Servizio sanitario nazionale.

“La formazione deve preparare i giovani al lavoro che incontreranno ogni giorno. Servono competenze cliniche solide, capacità di gestire pazienti complessi e strumenti per orientarsi nella rete dei servizi. In Sicilia possiamo contare su una scuola che ha aggiornato i propri contenuti, su una rete di tutor qualificati e su tirocini che si svolgono negli studi, negli ambulatori specialistici e negli ospedali. Il medico in formazione specifica studia e si forma dentro il Servizio sanitario nazionale e deve acquisire fin dall’inizio gli strumenti necessari per operare in sicurezza, utilizzare le tecnologie e mantenere una visione complessiva del paziente”, aggiunge il medico.

Il territorio

Il numero delle candidature apre ora la riflessione sul sistema nel quale questi professionisti entreranno dopo il triennio. Il cambiamento, però, non appartiene soltanto al futuro. Il DM77, gli accordi collettivi e i nuovi modelli organizzativi territoriali hanno già avviato una trasformazione dell’assistenza, con l’obiettivo di superare la frammentazione e rafforzare il collegamento tra medici di famiglia, specialisti, infermieri e servizi sanitari.

In Sicilia questo percorso passa anche attraverso le Aggregazioni funzionali territoriali e le Case della Comunità, strumenti pensati per favorire il lavoro condiviso e rendere più integrati i percorsi di cura. La sfida riguarda ora il consolidamento di questi modelli, affinché trovino piena applicazione nei diversi territori e siano accompagnati da strumenti adeguati, dalla digitalizzazione alla diagnostica di primo livello.

“Dobbiamo consolidare i modelli di assistenza che derivano dagli accordi e dal DM77. Il cambiamento è già iniziato e rappresenta una vera trasformazione organizzativa della medicina generale. Le Aft e le Case della Comunità possono diventare strumenti decisivi per superare il modello del medico lasciato solo nel proprio studio, favorendo il lavoro in équipe, la condivisione delle responsabilità e una risposta più efficace ai bisogni dei cittadini. Servono diagnostica di primo livello, teleconsulto, sistemi informatici interoperabili e tecnologie che aiutino il medico senza aumentare gli adempimenti. I giovani hanno mostrato di credere nella medicina generale. Ora dobbiamo consolidare questo percorso e costruire un sistema moderno, organizzato e capace di metterli nelle condizioni di fare realmente il proprio lavoro”, conclude Curti Gialdino.

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