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Ottobre Rosa 2026 dell’Asp di Trapani: come funzionano gli screening gratuiti e perché possono salvarti la vita

venerdì 9 Ottobre - 2026 | di Redazione | Categorie: News ed eventi, Salute

Quattro weekend di aperture straordinarie e un intero mese dedicato alla prevenzione. È il programma dell’Ottobre Rosa 2026 dell’Asp di Trapani, che per tutto il mese propone gratuitamente attività di screening oncologico e iniziative di prevenzione rivolte alla popolazione, con particolare attenzione alle fasce di età interessate dai programmi organizzati.

Dal 3 al 25 ottobre, nei quattro fine settimana previsti dalla campagna, le strutture aderenti garantiranno accessi straordinari per la mammografia, il Pap test e l’HPV test, oltre alle attività di counseling sui corretti stili di vita. Per tutto il mese sarà inoltre possibile aderire allo screening del tumore del colon-retto attraverso il ritiro gratuito del kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci. L’iniziativa comprende anche aperture straordinarie per la vaccinazione anti-HPV e una formula pet friendly che prevede voucher gratuiti per visite veterinarie agli animali da compagnia delle donne che partecipano alle attività di prevenzione.

Ma cosa sono esattamente questi screening? E perché un esame effettuato quando non si hanno sintomi può essere così importante? La risposta parte da un concetto fondamentale ovvero che screening e diagnosi non sono la stessa cosa. Il termine screening indica un insieme di esami rivolti a persone che non presentano necessariamente sintomi, con l’obiettivo di individuare precocemente una malattia oppure alterazioni che possono richiedere ulteriori controlli.

È un principio diverso da quello della diagnosi. Quando una persona presenta un sintomo, il medico cerca di comprenderne la causa e stabilisce quali esami siano necessari. Lo screening, invece, parte da una popolazione che non presenta necessariamente segnali della malattia e cerca di individuare, all’interno di questa popolazione, le persone che potrebbero avere bisogno di un approfondimento.

Per questo un risultato positivo a uno screening non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore. L’obiettivo è intervenire il più precocemente possibile. Per alcune neoplasie, infatti, individuare la malattia quando è ancora in una fase iniziale può permettere di intervenire tempestivamente e aumentare le possibilità di cura. Nel caso del tumore del colon-retto, lo screening può avere inoltre un ruolo preventivo, perché il percorso può portare all’individuazione e alla rimozione di alcune lesioni precancerose prima che possano evolvere.

Mammografia, individuare precocemente le alterazioni della mammella

La mammografia è un esame radiologico che utilizza raggi X a bassa dose per ottenere immagini del tessuto mammario. Durante l’esame la mammella viene compressa per alcuni secondi tra due piastre, così da ottenere immagini che permettano al radiologo di analizzare la struttura del tessuto.

senoNello screening mammografico l’obiettivo è individuare alterazioni che possono essere compatibili con un tumore della mammella anche prima della comparsa di sintomi evidenti. Tra gli elementi che possono essere osservati ci sono noduli, microcalcificazioni e modificazioni della struttura del tessuto mammario. Questo aspetto è importante perché un tumore della mammella nelle fasi iniziali può non provocare dolore o altri disturbi facilmente riconoscibili. Lo screening permette quindi di non affidare l’individuazione della malattia esclusivamente alla comparsa di un sintomo o alla capacità della donna di percepire un cambiamento.

Nei programmi di screening organizzato, la fascia di età tradizionalmente interessata dalla mammografia è quella compresa tra 50 e 69 anni, con intervallo generalmente biennale, anche se l’offerta può variare a livello regionale. È la fascia prevista anche dall’Ottobre Rosa dell’ASP di Trapani, che nell’edizione 2026 propone l’accesso alle donne tra 50 e 69 anni che non abbiano effettuato una mammografia di screening negli ultimi due anni. Una mammografia con un risultato sospetto non significa automaticamente avere un tumore. Un’immagine che presenta caratteristiche che meritano attenzione può richiedere ulteriore esami di approfondimento, necessari per stabilire quale sia effettivamente la natura dell’alterazione osservata.

Perché la diagnosi precoce è così importante

Il valore dello screening mammografico sta soprattutto nella possibilità di individuare la malattia in una fase iniziale. La diagnosi precoce non significa impedire in assoluto che un tumore si sviluppi, ma aumentare la possibilità di riconoscerlo quando è ancora in una fase nella quale può essere trattato tempestivamente. Secondo AIRC, la partecipazione allo screening mammografico nella fascia di età indicata e con la periodicità prevista può ridurre di circa il 40 per cento il rischio di morte per tumore della mammella nella popolazione sottoposta allo screening. Si tratta di una stima riferita alla popolazione e non di una garanzia individuale. Lo screening riduce il rischio, ma non può escludere completamente la possibilità che una persona sviluppi un tumore.

Proprio per questo la partecipazione regolare è importante. Un singolo esame negativo non significa che non sarà mai necessario effettuare altri controlli. Gli screening funzionano attraverso controlli ripetuti nel tempo, secondo gli intervalli stabiliti dai programmi sanitari.

Pap test e HPV test, prevenire il tumore della cervice uterina

Tra gli screening oncologici rivolti alle donne c’è anche quello della cervice uterina. In questo caso il percorso di screening utilizza, a seconda dell’età, il Pap test oppure il test per la ricerca del papillomavirus umano (HPV). Il Pap test consiste nel prelievo di cellule dalla cervice uterina che vengono successivamente analizzate per individuare eventuali alterazioni cellulari. L’obiettivo non è soltanto cercare un tumore già presente, ma anche individuare modificazioni cellulari che possono richiedere controlli e approfondimenti.

L’HPV test, invece, ricerca la presenza di tipi di papillomavirus umano considerati ad alto rischio oncogeno. L’infezione da HPV è molto comune e nella maggior parte dei casi viene eliminata spontaneamente dall’organismo. La persistenza di alcuni tipi di HPV ad alto rischio, tuttavia, può favorire nel tempo la comparsa di alterazioni della cervice uterina. Anche in questo caso è importante distinguere tra un risultato positivo e una diagnosi di tumore. La positività all’HPV indica la presenza del virus ricercato, ma non significa avere un cancro. Il percorso di screening stabilisce, in base al risultato, quali eventuali controlli debbano essere effettuati successivamente.

Nei programmi organizzati, il Pap test viene generalmente utilizzato nella fascia tra 25 e 29 anni con intervallo triennale, mentre tra 30 e 64 anni viene utilizzato l’HPV test con intervallo quinquennale. Sono gli intervalli previsti anche dall’iniziativa Ottobre Rosa dell’ASP di Trapani.

Il SOF Test e lo screening del tumore del colon-retto

Un meccanismo differente è alla base dello screening del tumore del colon-retto. In questo caso uno degli strumenti utilizzati è il SOF Test, cioè la ricerca del sangue occulto nelle feci. La parola “occulto“ indica qualcosa che non è visibile a occhio nudo. Il test cerca infatti piccole quantità di sangue presenti nelle feci che possono sfuggire alla normale osservazione. I test immunochimici fecali utilizzati nei programmi di screening ricercano in particolare l’emoglobina umana, una proteina presente nei globuli rossi.

Perché cercare sangue nelle feci può essere utile per individuare un tumore? Alcuni polipi e altre lesioni del colon-retto possono sanguinare, anche in quantità talmente piccole da non essere percepibili. Il test permette quindi di individuare un possibile segnale che, da solo, non consente di stabilire quale sia la causa del sanguinamento, ma può indicare la necessità di procedere con ulteriori accertamenti.

Il tumore del colon-retto può svilupparsi a partire da polipi adenomatosi, lesioni inizialmente benigne che possono trasformarsi nel tempo. AIRC indica un intervallo medio di circa 7-15 anni per la trasformazione di alcuni di questi polipi in forme tumorali. Questo lungo intervallo rappresenta una delle ragioni per cui lo screening del colon-retto può avere anche una funzione preventiva.

Il SOF Test può individuare il sanguinamento associato a un polipo o a un’altra lesione. Se il risultato è positivo, però, non significa che la persona abbia necessariamente un tumore. Il sangue può avere diverse origini, comprese condizioni non tumorali. Per questo un risultato positivo deve essere seguito dagli accertamenti previsti dal percorso di screening, generalmente una colonscopia. La colonscopia permette di osservare direttamente la superficie interna del colon e del retto e, quando vengono individuati polipi, consente in determinate circostanze di rimuoverli durante l’esame. L’asportazione di una lesione precancerosa può interrompere il percorso che, nel tempo, potrebbe portare allo sviluppo di un tumore. In questo senso, quindi, lo screening del colon-retto ha una duplice funzione ovvero quella di individuare precocemente un eventuale tumore e, in alcuni casi, intervenire su una lesione prima che possa trasformarsi in una neoplasia.

Perché farlo anche senza sintomi

Il fatto di sentirsi bene non è una ragione per rinunciare allo screening. Al contrario, è proprio perché i programmi sono rivolti anche a persone senza sintomi che possono essere utilizzati come strumenti di diagnosi precoce. Nel tumore del colon-retto, per esempio, alcune lesioni possono non provocare alcun disturbo. Anche la presenza di piccole quantità di sangue nelle feci può passare completamente inosservata. Il SOF Test cerca proprio ciò che l’occhio non può vedere.

In Sicilia, il programma di screening del colon-retto è rivolto a uomini e donne tra i 50 e i 69 anni e prevede la ricerca del sangue occulto nelle feci con intervallo biennale. È la stessa fascia di età prevista dall’Ottobre Rosa dell’ASP di Trapani, che durante tutto il mese di ottobre 2026 permette alle persone appartenenti al target che non abbiano effettuato il test negli ultimi due anni di ritirare gratuitamente il kit nelle strutture indicate dall’azienda sanitaria.

CLICCA QUI per il programma completo.

Di Riccardo Vaccaro

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