Cup destinato allo smart working, servizio telefonico previsto al 100% e nuovo assetto per il pagamento dei ticket attraverso i totem. Sullo sfondo c’è la richiesta dell’Università di Palermo di riavere la Palazzina 6, che il Policlinico dovrà liberare entro il 30 settembre nonostante la richiesta di rinviare la consegna anche per le esigenze legate alla riallocazione del Cup. È la stessa disposizione operativa sulla riorganizzazione temporanea degli spazi del “Paolo Giaccone” a indicare il nuovo assetto che dovrà partire dal 21 settembre.
“Una situazione in cui regna il caos più totale”, commenta Mario Caradonna, coordinatore dei dirigenti medici e sanitari della Fp Cgil al Policlinico e dirigente medico dell’Azienda, dopo aver letto il provvedimento.
“Il nostro Cup, nel bene o nel male, un minimo funzionava. Oggi invece è diventato un meccanismo disorganizzato e inefficiente. Il cittadino arriva al Policlinico perché deve prenotare una visita o un esame e non sa più dove andare. Prova a telefonare e deve affrontare ripetuti passaggi e rimpalli prima di ricevere una risposta. Poi parliamo di SovraCup, prenotazioni online e digitalizzazione, ma prima ancora dobbiamo riuscire a garantire un servizio che dia una risposta alle persone che vengono qui per curarsi”.
“Il problema non è lo smart working, ma la scelta di ridurre il presidio fisico senza chiarire come saranno assistiti anziani, pazienti fragili e cittadini con minore dimestichezza con gli strumenti digitali. Dal 21 settembre il Cup sarà organizzato in smart working e il pagamento dei ticket passerà attraverso i totem. Ma possiamo davvero pensare che questo sia sufficiente per un servizio rivolto a migliaia di persone? Qui arrivano cittadini che devono già affrontare una visita o un esame. Non possiamo aggiungere anche la difficoltà di capire dove andare e come riuscire a pagare”.
“E se chiedono informazioni la situazione non migliora. Ci sono persone che arrivano all’infopoint e, sempre se c’è qualcuno, non riescono comunque a capire dove devono essere indirizzate. Serve personale adeguatamente formato, con informazioni aggiornate e procedure chiare per indirizzare correttamente gli utenti verso le diverse aree specialistiche. Le eventuali carenze organizzative e formative non possono ricadere sul cittadino. E lo stesso vale per il Cup. La tecnologia deve semplificare prenotazioni e pagamenti, non diventare un altro ostacolo. Servono sistemi che funzionino e persone preparate ad assistere chi non riesce a utilizzarli da solo. Altrimenti il cittadino finisce comunque per girare da una parte all’altra dell’ospedale alla ricerca di una risposta”.
Gli spazi
“Poi ci sono i trasferimenti e gli uffici da riallocare. Bisogna capire quale criterio si stia seguendo. Villa Belmonte ospita attività sanitarie, ma gli stessi documenti aziendali non ne descrivono in modo univoco l’attuale configurazione. L’Atto aziendale 2019 indicava l’ex Istituto Materno Infantile come ‘secondo presidio’, rinviando la definizione della sua vocazione alle interlocuzioni con l’Assessorato regionale della Salute, mentre successivi atti aziendali la qualificano anche come struttura esterna o plesso afferente al presidio ospedaliero. Chiediamo quindi all’Azienda di chiarire, indicando i relativi atti autorizzativi, quale sia oggi la configurazione formale di Villa Belmonte, quali spazi siano realmente utilizzabili e per quali destinazioni”.
“Se una parte dell’immobile non può essere destinata alle attività assistenziali, o non è necessaria alle stesse, perché non utilizzarla per trasferirvi una parte degli uffici amministrativi, comprese le direzioni generale, sanitaria e amministrativa e le strutture che non richiedono una presenza accanto ai reparti? Quello che deve rimanere all’interno del campus e vicino ai pazienti è ciò che serve realmente all’assistenza. Il criterio dovrebbe essere questo. Prima garantiamo i servizi ai cittadini, poi organizziamo spazi e personale”.
“Non possiamo spostare tutto e soltanto dopo chiederci come deve funzionare il Cup, dove deve andare l’utente o chi deve aiutarlo. Se una persona entra in ospedale e per prenotare, pagare o ricevere un’informazione deve cominciare una caccia al tesoro, significa che qualcosa non sta funzionando”.
Il piano
“Vorremmo allora capire come funzionerà concretamente questo nuovo assetto. Quante persone garantiranno il servizio? Come verranno gestite le prenotazioni? Come deve comportarsi chi arriva senza avere già fatto tutto online? Dove devono essere trasferiti gli amministrativi e secondo quali criteri? Sono domande semplici e servono risposte altrettanto chiare. Perché qui non stiamo parlando soltanto di organizzazione interna, ma dell’accesso alle cure e del rapporto quotidiano tra il Policlinico e i cittadini”.
“Se l’amministrazione ha una strategia la renda chiara e la faccia funzionare. Siamo in un’Azienda ospedaliero-universitaria e questo significa che le esigenze dell’Università devono convivere con quelle dell’ospedale, non prevalere sui bisogni di chi viene qui per curarsi. Non è accettabile che a pagare le conseguenze di una riorganizzazione degli spazi siano i pazienti, con meno punti di riferimento e maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi. Se arriviamo al punto di non sapere più quale direzione prendere, allora dobbiamo interrogarci seriamente se non sia meglio fermarsi, chiudere temporaneamente e riorganizzarci prima di continuare così”.








