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Samot, il Centro di Ascolto tra cure palliative e welfare di comunità CLICCA PER IL VIDEO

lunedì 16 Febbraio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Salute, Video

Sul territorio, Samot rappresenta una presenza strutturata nell’ambito delle cure palliative e del sostegno alle fragilità. Tra le esperienze più dinamiche della Onlus siciliana, il Centro di Ascolto di Bagheria si è affermato come uno dei presìdi territoriali più attivi nel promuovere la cultura delle cure palliative e nel sostenere le fragilità sociali. Nato nel 2016, non è soltanto uno spazio informativo, ma un luogo di prossimità che intercetta bisogni, costruisce relazioni e accompagna le persone nei momenti più delicati della vita.

“Il nostro Centro è un punto di incontro tra il bisogno di cura e la rete dei servizi, ma è soprattutto uno spazio di ascolto per la comunità – spiega Emanuela Di Fatta, coordinatrice della struttura -. Il Centro nasce nel solco della Legge 38 del 2010, che riconosce il diritto dei cittadini ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore e impegna a promuoverne la conoscenza, superando disinformazione e pregiudizi. Nel 2016 abbiamo voluto tradurre quel principio in un presidio concreto sul territorio, per rendere accessibile la cultura del sollievo e della dignità della persona”.

Fin dall’inizio, tuttavia, l’obiettivo non si è limitato alla sola informazione. Il Centro ha scelto di lavorare sulla dimensione comunitaria della sofferenza, promuovendo percorsi di co-programmazione e co-progettazione con gli attori locali, valorizzando i principi delle cure palliative lungo l’intero arco della vita, la dignità della persona e il sollievo dalla sofferenza. Un lavoro che punta a contrastare isolamento ed esclusione sociale attraverso la riscoperta della prossimità.

A Bagheria questo presidio territoriale è diventato uno spazio di accoglienza e orientamento, dove informazione e consulenza psicosociale aiutano le persone ad accedere alla rete di cure palliative e ai servizi locali, affiancando chi attraversa il lutto con colloqui individuali e percorsi di gruppo.

Tra le esperienze più significative c’è il progetto “Cucito Creativo”, pensato per sostenere e migliorare la qualità di vita delle persone in lutto e non è richiesta alcuna competenza tecnica. Proprio mentre si cuce, in uno spazio accogliente e non giudicante, l’ascolto prende forma in modo naturale. Il gesto manuale diventa veicolo di relazione e le parole emergono con più facilità, i vissuti trovano uno spazio condiviso. È un modo diverso di accompagnare il dolore, che passa attraverso la creatività e la condivisione.

Un altro esempio è il progetto “C’è un tempo per tutto”, rivolto a chi vive o ha vissuto l’esperienza della malattia oncologica. Attraverso laboratori pratici, dalla cucina allo yoga, dall’estetica alle visite guidate, si favorisce un graduale ritorno alla quotidianità, alla cura di sé, alla dimensione della vita oltre la malattia.

Non manca l’impegno educativo nelle scuole, con interventi rivolti a studenti, insegnanti e genitori per sviluppare competenze utili ad affrontare le crisi, né l’organizzazione di eventi, convegni e conferenze per promuovere la cultura delle cure palliative e valorizzare le realtà sociosanitarie del territorio.

Un ruolo importante è svolto dai volontari del Servizio Civile Universale, che supportano gli assistiti nelle attività quotidiane: acquisto di generi di prima necessità, ritiro di farmaci e prescrizioni, disbrigo di pratiche burocratiche e pagamento delle utenze. Un sostegno concreto che alleggerisce il carico dei caregiver e riduce lo stress legato agli adempimenti amministrativi.

“Il nostro obiettivo è continuare a essere un punto di riferimento stabile per la comunità, non solo per facilitare l’accesso alle cure palliative, ma per costruire relazioni significative attorno alla fragilità – conclude Di Fatta -. Crediamo in una comunità capace di prendersi cura, di riconoscere il valore della dignità e del sollievo dalla sofferenza in ogni fase della vita. Per questo lavoriamo ogni giorno sull’ascolto, sulla prossimità e sulla collaborazione con le realtà del territorio, perché solo insieme si può rispondere in modo efficace e umano ai bisogni sociali e sanitari che emergono”.

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