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La musica come dispositivo educativo complesso

sabato 14 Febbraio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

L’educazione musicale strutturata richiama oggi l’attenzione sia delle neuroscienze sia della pedagogia, perché viene considerata una pratica capace di incidere sui processi di apprendimento, sulle relazioni e sulla costruzione dell’identità durante la crescita. La combinazione tra studio individuale, attività corale e lavoro orchestrale crea un ambiente formativo in cui dimensione cognitiva, corporeità e dimensione sociale si intrecciano in modo concreto.

Dal punto di vista neurocognitivo, la pratica strumentale continuativa coinvolge circuiti uditivi, motori e frontali collegati alla memoria di lavoro, alla pianificazione e al controllo esecutivo. Il lavoro musicale d’insieme, invece, richiama i principi dell’apprendimento cooperativo perché richiede coordinamento, assunzione di responsabilità e regolazione condivisa del tempo e dell’azione.

In questo contesto si inserisce l’esperienza dell’ICS Cesareo-Salgari di Palermo, scuola a indirizzo musicale che nel tempo ha strutturato un percorso basato su pratica strumentale, attività orchestrale e coro di voci bianche, con una progressione tecnica definita e un orientamento alla continuità formativa.

La pratica corale in età primaria è oggetto di interesse anche in ambito scientifico e vari studi sull’attività vocale collettiva mostrano che il canto in gruppo coinvolge regolazione respiratoria, sincronizzazione motoria fine e coordinamento prosodico, attivando reti neurali legate sia al controllo esecutivo sia ai sistemi della cognizione sociale. La sincronizzazione vocale e ritmica è stata inoltre associata, in letteratura sociopsicologica, a processi di coesione, senso di appartenenza e riconoscimento reciproco. In ambito educativo, tali dinamiche vengono messe in relazione con lo sviluppo di competenze socio-emotive, tra cui empatia, autocontrollo e capacità collaborativa.

L’ampliamento dell’ensemble con l’introduzione del contrabbasso mette in evidenza la funzione ritmica e armonica delle sezioni gravi, che nelle formazioni orchestrali sostengono l’andamento metrico e definiscono la base armonica, rendendo più chiara agli studenti l’interdipendenza tra le parti e favorendo la comprensione della dimensione sistemica del lavoro musicale, in cui ogni ruolo individuale assume significato all’interno dell’equilibrio collettivo.

Quando emergono attitudini musicali, la scuola può svolgere una funzione di orientamento verso percorsi successivi nei licei musicali o nei conservatori, offrendo un contesto in cui le competenze possano essere riconosciute e sviluppate in modo progressivo. Una visione che richiama quanto sostenuto dal compositore e pedagogista ungherese Zoltán Kodály  che, negli anni ’40, sosteneva l’integrazione stabile della musica nel curricolo scolastico come parte essenziale della formazione della persona.

 

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