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Pronto soccorso nelle cliniche private mentre il pubblico collassa tra medici tappabuchi e ricoveri fantasma CLICCA PER IL VIDEO

lunedì 8 Luglio - 2024 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli, Lavoro, Video

Il Pronto Soccorso rimane un grave nodo del Servizio Sanitario Nazionale. E’ lo specchio dei disagi e dei disservizi delle nostre aziende sanitarie.

La mancanza di personale qualificato, turni estenuanti, carenze nell’assistenza e problemi economici stanno compromettendo gravemente l’efficacia dell’assistenza sanitaria offerta, creando l’urgente necessità di interventi e soluzioni da parte delle istituzioni competenti. A pagarne maggiormente non sono solo i cittadini ma i professionisti sempre più stanchi e logorati, costretti, più che mai nel periodo estivo, a turni massacranti.

Ma invece di incrementare il personale sanitario, in attesa che si completi l’ammodernamento e la riorganizzazione della medicina territoriale, si avvia il primo atto della rimodulazione della rete ospedaliera che prevede, entro l’anno, la creazione di pronto soccorso nella cliniche private, oltre la cancellazione di reparti doppioni fra ospedali vicini.

“La situazione dei Pronto soccorso è in continua emergenza perché deve far fronte anche a delle carenze territoriali a cui non si è riusciti a sistemare. Siamo sovraffollati da codici di altissima intensità di cura, ma anche da codici verdi che potrebbero trovare alternativa in Pronto soccorsi più piccoli. Nei reparti non ci sono posti letto e ricoveriamo pazienti nel Ps che dobbiamo monitorare e ci sono sempre meno medici che vogliono svolgere questa specializzazione. I medici strutturati che sono sotto organico, sono quindi costretti a gestire le emergenze, tutto quello che viene dopo e, proprio per far fronte alla carenza del personale, seguire i specializzandi che non possono avere una completa autonomia”. A fare il punto è la dottoressa Tiziana Maniscalchi, direttore della U.O.C. di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza del Pronto Soccorso dell’ospedale Villa Sofia.

I dati

Secondo gli ultimi dati di Agenas, i codici bianchi in Sicilia aspettano circa 142 minuti, mentre i verdi hanno una permanenza in Ps di 257 minuti e i gialli invece 539. La media dei pazienti è circa di 27 mila per i codici bianchi, 873 mila per i verdi e 229 mila per i i codici gialli.

  • Circa il 10% degli accessi è indirizzato verso l’emergenza ospedaliera dal 118;
  • il 7-8% è veicolato dalla medicina specialistica, dalla continuità assistenziale o dalla rete ospedaliera (trasferimenti tra ospedali);
  • solo una percentuale compresa tra l’1 e il 2% è formalmente indirizzata al pronto soccorso dal medico di base;
  • l’’80% dei casi che si presentano in pronto soccorso arriva su propria iniziativa personale.

Di questi, il 70%, presenta problemi di bassa complessità (codici bianchi e verdi) e che non ha bisogno di ricovero.

Prendendo in considerazione Palermo che ha 5 pronto soccorso, gli accessi dei Ps più grossi, Villa Sofia – Cervello e Civico sono circa 200 al giorno che aumentano nel periodo estivo. Mentre, nel periodo invernale aumentano i ricoveri.

L’organico

Nei Pronto Soccorso siciliani di piccole e medie dimensioni si supera poco più la metà del personale medico previsto dal DA 1380/2015. Anche le stesse dotazioni organiche affrontate dalle aziende descrivono un gap del 35-40% rispetto al previsto. Al contrario, Catania ha un organico quasi al 90% per tutti i Ps.

Le azioni

“Sarebbe opportuno allargare la possibilità non specialista di poter lavorare nei Ps, oppure una vera rete territoriale possano affluire codici bianchi e verdi In merito all’ipotesi dei Ps nelle cliniche private, potrebbero essere mono-specialistici e ancora non capiamo come potrebbero gestire l’emergenza urgenza”, conclude Maniscalchi.

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