Il progetto “Invecchiare con connessione” ha lasciato un segno profondo nelle persone che vi hanno partecipato. Dopo aver raccontato la nascita e lo sviluppo dell’iniziativa promossa da Samot e sostenuta dall’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro della Regione Siciliana, nuove testimonianze restituiscono il valore umano del percorso dedicato agli over 65, nato per contrastare l’isolamento e favorire relazioni, benessere e partecipazione attiva.
“All’inizio le difficoltà non sono mancate – racconta la psicoterapeuta di Samot Rosalia Vizzini -. Gli anziani si sono avvicinati al gruppo con molta curiosità, ma anche con un forte senso di imbarazzo e con la paura di rimettersi in gioco. Nell’età avanzata spesso emerge un senso di isolamento sociale e relazionale che può ostacolare i processi di gruppo e anche quelli di apprendimento. All’inizio, per esempio, non è stato semplice per loro confrontarsi con attività intergenerazionali e relazionarsi con i bambini al di fuori della propria famiglia. Ma con il tempo queste barriere sono state superate”.
“Durante il percorso è cambiato molto il modo di guardare all’anzianità – prosegue -. Non è più stata percepita come un punto di arrivo senza possibilità di cambiamento. Gli anziani hanno compreso che è sempre possibile ricominciare, che si può sempre andare a capo nella propria storia. Con i bambini si è creata una relazione autentica, fatta di scambio e partecipazione. È emersa una nuova consapevolezza: l’invecchiamento non è solo una fase in cui si riceve, ma un tempo della vita in cui si può ancora dare, condividere e continuare a evolvere”.
Ma il valore del progetto emerge soprattutto dalle esperienze di chi lo ha vissuto in prima persona, come Ninfa D’Amico, evidenzia che: “Prima di iniziare avevo avuto problemi motori e per quasi tre anni ero rimasta ferma, lontana dalla mia vita sociale e dalle amicizie. Poi una mia amica mi ha parlato di questa iniziativa e mi ha detto semplicemente: prova, ti farà bene. Sono venuta senza sapere davvero cosa aspettarmi. Pensavo fosse qualcosa da ascoltare e basta. Invece è stata un’esperienza meravigliosa“.
“Ho partecipato a tutte le attività e mi sono sentita rinascere – racconta -. Non solo dal punto di vista motorio, ma anche psicologico. Mi sono aperta molto più di quanto pensassi possibile. In questo gruppo tutti hanno trovato ascolto, ognuno ha potuto raccontare i propri problemi e ricevere attenzione. Abbiamo creato amicizie bellissime e un gruppo davvero speciale. Per me arrivare qui è stato come ringiovanire. È il primo anno che partecipo a un progetto del genere, ma se potessi continuare a farlo fino a cent’anni lo farei senza esitazione“.
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