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Prossimità e comunità: Bagheria in prima linea per un nuovo modello di assistenza territoriale CLICCA PER IL VIDEO

giovedì 12 Febbraio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Video

In occasione della Giornata Mondiale del Malato il Comune di Bagheria ha riunito nella Casa Comunale enti, associazioni e realtà del territorio che ogni giorno affiancano le persone malate e le loro famiglie. Un confronto operativo, non celebrativo, che guarda già alla futura Casa della Comunità e a una nuova integrazione tra servizi sanitari e sociali.

“Abbiamo colto l’occasione di questa giornata internazionale del malato per convocare qui alla Casa Comunale tutte le realtà, tutti gli enti, tutte le associazioni che a vario titolo si occupano delle nostre concittadine e dei nostri concittadini ammalati – spiega Emanuele Tornatore, assessore alle Politiche sociosanitarie del Comune di Bagheria -. Qual è l’obiettivo? L’obiettivo è perché stiamo andando verso quella che è la Casa della Comunità, quindi l’ASP aprirà in un nostro palazzo, il Palazzo Busetta, la Casa della Comunità, che prevede tra l’altro proprio questa interazione con il terzo settore e con tutte le realtà che sono presenti nel territorio”.

Il progetto si inserisce nel percorso di riorganizzazione dell’assistenza territoriale e punta a rendere strutturale il dialogo con il volontariato e con il privato sociale.

“L’obiettivo è anche fare una carta di servizi unica, distrettuale, perché possiamo rendere sempre più accessibili le cure e i servizi che sono collegati alle cure – aggiunge -. Quindi questa giornata ha tre obiettivi. Intanto di ringraziare tutti gli operatori e le operatrici che a vario titolo si occupano degli ammalati, secondo creare questa sorta di carta di servizi che servirà per rendere più accessibili le informazioni e terzo è un incontro proprio propedeutico perché ovviamente sia la Casa della Comunità che la Casa della Salute mettono al centro il rapporto con la comunità secondo l’articolo 115 della Costituzione che è il principio di sussidiarietà orizzontale”.

Accanto al tema dell’integrazione, emerge con forza la problematica delle liste d’attesa.

“Una delle principali problematiche è la questione delle liste d’attesa. Le difficoltà sono un po’ quelle che generalmente ascoltiamo dai media. Intanto un primo aspetto è quello della informazione. È molto importante che da parte del cittadino ci si tenga informati e quindi da parte del coordinamento questa fase di vari momenti informativi diventa fondamentale”, evidenzia Tommaso Impellitteri, referente Corsap.

“Sarebbe opportuno valutare la necessità di poter aumentare il numero dei Cup e verificare o dare la possibilità ai cittadini di poter scegliere, per chi lo sa fare online, tra le strutture disponibili e quindi anche gli specialisti disponibili – prosegue -. In che modo? Poter accedere all’elenco completo di tutte le strutture sia pubbliche che private, accreditate e convenzionate e quindi il cittadino potrebbe scegliere. Altri modi per poter incidere è quello di sollecitare le cosiddette autorità di competenza che sono principalmente l’ASP6, che riguarda tutto il territorio della provincia di Palermo, e poi le autorità dei vari distretti e il comitato dei sindaci, quindi tutti i sindaci che hanno particolari competenze e responsabilità per i servizi sociosanitari che vengono associate ai servizi sanitari”.

Il cuore del confronto resta però il lavoro di rete ed Emanuela Di Fatta, coordinatrice del Samot Bagheria, richiama una scelta culturale prima ancora che organizzativa.

Il lavoro di rete non può esaurirsi con protocolli d’intesa o come una metodologia di intervento. Dal mio punto di vista è una vera e propria scelta che ogni associazione, ogni realtà istituzionale deve fare, una scelta di servizio, il che significa una responsabilità condivisa a favorire il dialogo e la partecipazione attiva di tutti i cittadini – sottolinea -. Come Samot quotidianamente siamo impegnati in quello che è il lavoro di rete e che ci piace chiamare anche lavoro di comunità, lavoro di prossimità e siamo convinti che sia l’unica chiave, l’unica possibilità per fare in modo che obiettivi strategici come il budget di salute, l’integrazione sociosanitaria, la pianificazione condivisa delle cure piuttosto che la nascita delle Case di Comunità diventino realtà e non semplici parole vuote di significato”.

Di Fatta mette in luce il valore del terzo settore nella lettura dei bisogni.

“Il terzo settore ha un ruolo fondamentale nella lettura e nella comprensione dei bisogni dei cittadini ed è per questo che oggi siamo qui, proprio per dare voce a quella che è la voce dei cittadini e per ricordare quanto sia importante il ruolo del terzo settore per connettere e avvicinare le persone alle istituzioni e ai servizi della comunità locale. È fondamentale, non ci piace neanche considerarci dei contenitori, nel senso che sono setting di cura. Il paziente non appartiene a una realtà piuttosto che a un’altra, semplicemente dobbiamo interloquire tra di noi proprio perché venga assicurata l’adeguatezza che la persona merita e soltanto così si potrà restituire la centralità alla persona e non alla malattia“, conclude.

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