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Quando il lutto diventa un affare: il presunto “tariffario” nella camera mortuaria del Policlinico di Palermo

martedì 16 Dicembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

A Palermo l’ipotesi investigativa è quella di un “tariffario parallelo nella camera mortuaria” del Policlinico “Paolo Giaccone”Soldi in cambio di pratiche velocizzate per il rilascio delle salme e, secondo alcuni resoconti, anche per attività connesse come la vestizione, con un presunto sistema che avrebbe coinvolto anche imprese funebri. La Procura del capoluogo siciliano ha chiesto, intanto, misure cautelari per 15 persone e il GIP dovrà procedere con gli interrogatori preventivi prima di decidere se accogliere o meno le richieste.

Le indagini

Secondo la ricostruzione accusatoria che fin qui emerge, sembrerebbe delinearsi un quadro fatto di episodi non sporadici ma ripetuti, con una logica che avrebbe puntato a intercettare il momento di massima vulnerabilità delle famiglie e a trasformarlo in una leva economica, perché nel tempo della morte anche un giorno, perfino un’ora, diventa peso concreto, e proprio su quel peso, secondo gli inquirenti, qualcuno avrebbe costruito richieste di denaro in cambio di pratiche più rapide e scorciatoie operative.

Gli investigatori, stando alle informazioni circolate finora, avrebbero documentato consegne e richieste anche attraverso attività tecniche come intercettazioni e riprese, mentre la ricostruzione complessiva, sempre secondo quanto trapela dall’impianto investigativo, conterebbe diverse decine di episodi in un arco di poco più di un anno, un dato che, se troverà conferma negli atti e nel vaglio giudiziario, descriverà non solo singoli fatti, ma la possibile stabilità di un “metodo”.

Il Policlinico

Sul fronte interno, l’AOUP  sceglie una linea che si irrigidisce con l’evoluzione del procedimento, perché dopo un primo intervento cautelare, disposto il 12 dicembre, quando l’Azienda apprese informalmente dell’indagine e trasferì i quattro dipendenti ad altra sede, arriva adesso il provvedimento più incisivo, cioè la sospensione cautelativa dal servizio nei confronti dei quattro lavoratori in servizio presso la camera mortuaria, dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura con istanza di custodia cautelare in carcere.

La Direzione motiva la svolta richiamando l’interesse pubblico e il principio di buon andamento dell’azione amministrativa, e collega la scelta alla gravità dei fatti contestati, alle possibili conseguenze sul piano disciplinare fino al licenziamento e alla lesione dell’immagine aziendale, chiarendo che lo spostamento cautelare deciso in prima battuta non bastava più e riservandosi ulteriori determinazioni dopo la decisione del GIP e la chiusura del procedimento disciplinare.

Il nodo Università e le domande che restano

Dentro la vicenda entra anche un dettaglio che pesa, perché i dipendenti coinvolti risultano appartenere all’Università di Palermo e distaccati presso l’AOUP, motivo per cui il Policlinico trasmette gli atti all’Ufficio Procedimenti Disciplinari dell’Ateneo e avvia così un binario parallelo rispetto a quello giudiziario, che potrà produrre effetti autonomi ma che inevitabilmente incrocerà tempi e contenuti con la decisione del GIP e con l’andamento dell’inchiesta.

Se l’ipotesi accusatoria reggerà, il punto non riguarderà soltanto l’identità dei singoli, ma il modo in cui un eventuale abuso avrebbe potuto sedimentarsi in un servizio così delicato, e quindi quali varchi di controllo avrebbero consentito contatti e accordi senza che scattassero presìdi efficaci, quanta tracciabilità reale abbiano avuto le pratiche di rilascio delle salme e quanto margine esista, nella quotidianità, per comprimere tempi senza lasciare segni immediatamente leggibili, che tipo di rapporto abbia legato il presunto giro alle imprese funebri e se quel rapporto abbia funzionato come episodi isolati o come un canale strutturato, quante famiglie siano finite dentro questa dinamica e con quali conseguenze, anche psicologiche, quando il lutto rende più vulnerabili e meno pronti a opporsi.

Adesso la partita passa al GIP, che dovrà prima procedere con gli interrogatori preventivi e poi decidere sulle richieste di misura cautelare avanzate dalla Procura, mentre sul piano interno il Policlinico si riserva ulteriori determinazioni all’esito della decisione giudiziaria e della conclusione del procedimento disciplinare, in un percorso che mira a chiudere ogni spazio di ambiguità e a dimostrare, almeno nelle intenzioni dichiarate, che la tutela della funzione pubblica non può arretrare proprio nel luogo in cui la fragilità delle persone raggiunge il massimo.

Le contestazioni restano allo stato di accuse e le eventuali responsabilità verranno accertate dall’autorità giudiziaria e dagli organi disciplinari competenti.

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