Una neonata affetta da mielomeningocele, la forma più grave di spina bifida, è stata sottoposta con successo a un intervento chirurgico altamente specializzato all’Ospedale San Marco di Catania, poche ore dopo la nascita.
La patologia, dovuta alla mancata chiusura del canale vertebrale durante lo sviluppo embrionale, comporta la fuoriuscita del midollo spinale, delle radici nervose e delle meningi, spesso prive di un’adeguata protezione. In assenza di un trattamento tempestivo, il rischio è quello di gravi complicanze, tra cui deficit neurologici permanenti, paralisi degli arti inferiori, incontinenza e malformazioni cerebrali associate come la sindrome di Arnold-Chiari e l’idrocefalo.
La gestione rapida ed efficace di questo caso complesso è stata resa possibile grazie a un approccio multidisciplinare coordinato dal direttore del Dipartimento Materno Infantile Antonino Rapisarda e dal direttore dell’UOC di Neurochirurgia Giuseppe Barbagallo, in costante raccordo con la direzione strategica dell’Azienda, guidata dal direttore generale Giorgio Giulio Santonocito e dal direttore sanitario Antonio Lazzara.
La diagnosi era stata formulata già in epoca prenatale, grazie all’attività di screening svolta nell’ambulatorio solidale diretto da Caterina Carpinato, in collaborazione con Pasqua Betta, direttrice della Neonatologia e UTIN del “Rodolico”. Le due professioniste sono da tempo impegnate nel garantire percorsi assistenziali qualificati alle donne indigenti, in particolare straniere, anche in contesti clinici di elevata complessità. Durante i controlli in gravidanza era stata riscontrata una protuberanza dorsale sospetta, che ha portato gli specialisti ad approfondire gli accertamenti fino alla diagnosi definitiva, decidendo di condurre la gravidanza fino al termine.
La madre, una donna extracomunitaria seguita dall’ambulatorio solidale, è stata ricoverata alla 39ª settimana nel Punto Nascita dell’ospedale. La gestione di gravidanze con diagnosi prenatale di malformazioni complesse resta un evento raro anche grazie alla diffusione della supplementazione con acido folico, raccomandata già in epoca preconcezionale e gravidica, che ha ridotto in modo significativo l’incidenza della spina bifida nei Paesi occidentali.
Il parto è avvenuto mediante taglio cesareo, eseguito dalle ginecologhe Maria Grazia Arena ed Emanuela Sampugnaro, con assistenza anestesiologica di Roberto Napoli e il supporto delle neonatologhe Laura Mauceri e Carla Cimino. Subito dopo la nascita, la neonata è stata presa in carico dall’Unità Operativa Complessa di Neonatologia per la stabilizzazione clinica, in stretta collaborazione con la Neurochirurgia.
Dopo gli accertamenti diagnostici, tra cui una risonanza magnetica encefalo-midollare indispensabile per definire l’estensione delle malformazioni e pianificare l’intervento, la piccola è stata sottoposta all’operazione chirurgica. Il direttore della Neurochirurgia Giuseppe Barbagallo, affiancato dal neurochirurgo Francesco Certo e dall’anestesista Gabriella Russo, ha eseguito con successo la riparazione microchirurgica del mielomeningocele lombare.
Al termine dell’intervento la neonata presentava condizioni cliniche ottimali, senza deficit neurologici agli arti inferiori. È stata quindi nuovamente affidata alle cure dei neonatologi e ricoverata nella Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale San Marco, diretta da Alessandro Saporito, dove si trova attualmente in condizioni generali stabili e in progressiva ripresa clinica.








