Oggi è sabato 5 Settembre - 2026

Ebola Bundibugyo, catene di trasmissione ancora sconosciute: arriva un nuovo test

giovedì 3 Settembre - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi, Salute

“L’epidemia di Ebola Bundibugyo continua a sfuggire in parte alla sorveglianza nella Repubblica Democratica del Congo”. A dirlo è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, mentre l’OMS amplia gli strumenti diagnostici disponibili e inserisce un nuovo test molecolare nella Emergency Use List per l’attuale emergenza.

Il problema riguarda soprattutto i contagi che le autorità non riescono ancora a collegare ai casi già individuati. Molte delle persone che muoiono non figuravano infatti negli elenchi dei contatti conosciuti. “Questo significa che ci sono catene di trasmissione che non conosciamo. Finché ogni catena non verrà individuata e interrotta, l’epidemia continuerà”, ha spiegato Tedros.

Per cercare di anticipare gli spostamenti del virus, le autorità congolesi e l’OMS stanno utilizzando anche dati anonimizzati provenienti dai telefoni cellulari. L’analisi dei movimenti della popolazione permette di individuare le aree più connesse ai focolai e quelle che potrebbero essere raggiunte successivamente dall’epidemia. Secondo Reuters, è la prima volta che questo metodo viene impiegato nella risposta a un’epidemia di Ebola. Il sistema aveva segnalato Kisangani tra le aree più esposte per intensità degli spostamenti, permettendo di rafforzare in anticipo la risposta sanitaria. Le analisi hanno inoltre indicato Kinshasa e alcune zone di confine tra quelle da monitorare con maggiore attenzione.

Resta intanto elevata la mortalità fuori dalle strutture dedicate. La maggior parte dei decessi continua a verificarsi nelle comunità e molte vittime non ricevono una sepoltura sicura, con il rischio di alimentare ulteriormente la diffusione del virus. L’epidemia ha ormai superato i 6.000 casi confermati e i 3.000 decessi e interessa 60 zone sanitarie distribuite in sei province. L’Ituri rimane l’epicentro e concentra, secondo l’OMS, circa l’85% dei casi e l’88% delle vittime. È già la più grande epidemia di Ebola mai registrata nella Repubblica Democratica del Congo e la seconda al mondo dopo quella che colpì l’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016.

Un nuovo test contro Bundibugyo

Proprio mentre resta aperta la ricerca delle catene di contagio non ancora identificate, l’OMS ha aggiunto un nuovo strumento alla capacità diagnostica. Il 2 settembre ha annunciato l’inserimento dell’Xpert Hemorrhagic Fever Panel nella Emergency Use List, la procedura che permette di rendere più rapidamente disponibili prodotti sanitari valutati dall’Organizzazione durante le emergenze.

Si tratta di un test molecolare RT-PCR automatizzato utilizzato sulla piattaforma GeneXpert. Il test multiplo permette di rilevare il materiale genetico di diversi virus responsabili di febbri emorragiche, compresi gli ebolavirus Bundibugyo, Zaire, Sudan e Taï Forest, oltre ai virus Marburg, Lassa e della febbre emorragica Congo-Crimea.

Il test può quindi individuare un’infezione da ebolavirus, ma non distingue direttamente quale delle quattro specie rilevabili sia responsabile della positività. L’identificazione della specie richiede ulteriori accertamenti.

L’inserimento arriva mentre la capacità diagnostica nella Repubblica Democratica del Congo è cresciuta rapidamente. La rete, che all’inizio dell’epidemia dipendeva da un solo laboratorio nazionale di riferimento, conta oggi 24 laboratori più vicini alle comunità colpite e può processare complessivamente fino a 3.000 test al giorno.

La diagnosi precoce rimane uno dei passaggi decisivi per individuare i malati, isolarli, ricostruire i contatti e interrompere le catene di trasmissione. Già ad agosto il Comitato di emergenza dell’OMS aveva chiesto alla Repubblica Democratica del Congo di rafforzare la ricerca attiva dei casi, la sorveglianza nelle comunità e la capacità RT-PCR decentralizzata, oltre a indagare ogni decesso avvenuto fuori dai centri di isolamento e trattamento per ricostruire eventuali collegamenti con catene di contagio già note.

La corsa per fermare l’epidemia

Sul fronte dell’assistenza, l’OMS conta oggi oltre 1.300 posti per trattamento e isolamento distribuiti in 49 strutture e punta ad arrivare a 3.000 nei prossimi tre mesi. Dall’inizio dell’emergenza ha inoltre inviato più di 330 tonnellate di forniture e dispiegato oltre 300 esperti.

Proseguono parallelamente le sperimentazioni sui vaccini e sui trattamenti. Due candidati sviluppati specificamente contro Bundibugyo sono già nei trial di sicurezza nel Regno Unito e in Canada, mentre l’OMS sta lavorando per portare entrambi, insieme a Ervebo, agli studi di efficacia nella Repubblica Democratica del Congo tra ottobre e novembre. Il trial PARTNERS, invece, ha già arruolato più di 300 pazienti e sta valutando due possibili trattamenti. Un altro studio sperimenta l’antivirale obeldesivir nei contatti considerati ad alto rischio per verificare se possa prevenire la malattia dopo l’esposizione

“Finché la trasmissione non sarà fermata, il virus continuerà a rappresentare una minaccia per la Repubblica Democratica del Congo, per i Paesi vicini e per l’intera regione”, ha concluso Tedros.

Sicilia Medica

Tivù

La voce dei

Siciliani

sabato 18 Gennaio – 2025

Sanità pubblica allo sfascio in Sicilia, Cgil: “Le promesse non bastano, servono azioni concrete” CLICCA PER IL VIDEO

Parola

d’impresa

venerdì 4 Settembre – 2026

Ricerca sanitaria 2026 2028, priorità a IA, trasferibilità e riduzione delle disuguaglianze

giovedì 3 Settembre – 2026

Vaccini pediatrici, Caruso: “Scuole, chiamate dirette e sanzioni per gli inadempienti”

mercoledì 2 Settembre – 2026

Cup, infopoint e trasferimenti, caos al Policlinico di Palermo. Fp Cgil: “Facciamo prima a chiudere”

lunedì 31 Agosto – 2026

118 Catania, sindacati chiedono un audit: “Verificare procedure, triage e gestione della Centrale”