Il tribunale del Riesame di Palermo ha respinto l’appello della Procura contro la decisione del gip che aveva negato gli arresti domiciliari ad Alessandro Caltagirone, ex direttore generale dell’Asp di Siracusa, coinvolto nell’inchiesta su presunte irregolarità in nomine e appalti nella sanità siciliana.
Secondo l’accusa, la nomina di Caltagirone sarebbe stata sostenuta dall’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, con l’intermediazione del deputato Saverio Romano. I magistrati ipotizzavano inoltre pressioni affinché la gara per i servizi di ausiliariato dell’Asp aretusea fosse assegnata alla società Dussmann srl, circostanza che però non si è verificata.
Per Cuffaro, Romano e Caltagirone la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari. Il gip aveva accolto la richiesta soltanto nei confronti dell’ex governatore siciliano, ma per contestazioni diverse e non legate alla gara d’appalto. Prima dell’interrogatorio preventivo, Caltagirone si era autosospeso dall’incarico.
Nel provvedimento, i giudici del Riesame escludono elementi idonei a configurare un’ipotesi di corruzione.
“Non risulta individuabile un intervento posto in essere (o anche solo promesso) dal direttore generale Caltagirone in favore della società Dussmann idoneo a integrare la condotta di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, si legge nell’ordinanza.
Il collegio sottolinea inoltre come non emergano comportamenti compatibili con un asservimento della funzione pubblica a interessi privati.
“Non emergono gravi elementi idonei a comprovare l’asservimento da parte del pubblico ufficiale (Caltagirone) della sua funzione in favore degli interessi manifestati dai privati, né la dimostrazione di mera disponibilità a compiere in futuro atti contrari ai doveri del proprio ufficio, né ancora l’esercizio della propria influenza sui commissari di gara“.
Anzi, secondo i giudici, il manager avrebbe mantenuto un atteggiamento di distanza rispetto alle richieste degli interlocutori, “reagendo con evidente riottosità” quando veniva affrontato il tema della gara e “chiudendo rapidamente gli incontri”.
Soddisfazione è stata espressa dai legali di Caltagirone, gli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri.
“Cade il castello di accuse che ipotizzava un asservimento della funzione pubblica di Alessandro Caltagirone agli interessi privati nella gara per i servizi di ausiliariato dell’Asp di Siracusa. L’ordinanza del Tribunale del Riesame di Palermo restituisce l’immagine di un dirigente che, lungi dal partecipare a trame corruttive, ha mantenuto un profilo di rigorosa neutralità e distacco”.
“Questa ordinanza ristabilisce la verità dei fatti – aggiungono – e ribadisce (come peraltro già espresso dal Gip) che il comportamento di Caltagirone sia stato sempre integerrimo. Nella sua qualità di direttore generale non ha mai ceduto ad alcuna pressione, né ha mai mostrato disponibilità a favorire interessi privati, respingendo ogni ipotetico tentativo di interferenza e operando nell’esclusivo interesse della legalità e dell’amministrazione sanitaria”.









