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Medici stranieri per coprire carenze negli ospedali: politica e sanità a confronto

giovedì 12 Gennaio - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo

Di Maria Calabrese e Giorgia Görner Enrile

Assumere medici stranieri per evitare il collasso di interi reparti ospedalieri, vitali soprattutto nelle aree interne e più marginali della Sicilia. E’ un’opportunità contrattualizzarli temporaneamente? Prima di arrivare alla risposta, partiamo da un dato. L’Associazione italiana dei medici ha certificato che da qui al 2025 in Italia mancheranno almeno 25 mila medici, e in Sicilia almeno 2500. Ecco che reclutare professionisti provenienti da Paesi Ue ed extra-europei, per integrare i vuoti di organico all’interno dei presidi sanitari dove reparti strategici-quali emergenza e urgenza- che hanno bisogno di figure specifiche, rappresenta una soluzione tampone. Il comune di Mussomeli, quale area disagiata, “fa scuola”, e lo spiega il sindaco Giuseppe Catania, eletto come deputato all’Ars in quota Fratelli d’Italia.

La struttura ospedaliera nissena, ci spiega Catania, ha sei reparti previsti sulla carta, ma in realtà di questi, ce ne sono 3 chiusi per carenza di medici, poi c’è un reparto di chirurgia prossimo alla chiusura, (essendoci un solo chirurgo), e adibito ad emergenza Covid. I restanti reparti aperti hanno un grave difetto di funzionamento legato al sottodimensionamento in termini di organico. L’Asp di Caltanissetta ha bandito oltre 19 avvisi pubblici di reclutamento di specializzazioni differenti che sono andati o a vuoto o ai quali hanno partecipato pochissimi medici, rifiutandosi di venire a lavorare a Mussomeli, preferendo la sede centrale: la città nissena. E’ un problema che vive non solo Mussomeli, ma anche Mazzarino, Marzamemi, Gela, le aree interne appunto. Un problema aggravato dal numero chiuso nelle facoltà di medicina e dal numero di borse di studio di specializzazione, molto inferiore rispetto a quello dei medici che in questi anni si sono laureati. Fattori che hanno determinato un gap tra il fabbisogno e la quantità dei medici esistenti e la reale disponibilità dei medici specializzati.

Si tratta di una questione che la politica è costretta ad affrontare. Già il legislatore nazionale, rendendosi conto della difficoltà concreta di recuperare il personale medico- che rischia di far chiudere i reparti o di  non farli aprire, come succede a Mussomeli- ha stabilito una norma che prevede la possibilità di far lavorare i medici stranieri in deroga al decreto di riconoscimento del titolo. Oggi il medico straniero può venire a lavorare in Italia solo dopo aver completato il corso di riconoscimento del proprio titolo certificato con apposito decreto del Ministero della Salute. Una semplificazione. In una prima battuta, questa deroga era valida fino al 31 dicembre 2022, poi nella fase di conversione del decreto legge nazionale, la deroga è stata posticipata al 31 dicembre del 2023 e già si parla di ulteriori prolungamenti. Mancava l’ultimo tassello: la regolamentazione regionale, avvenuta con il decreto della Regione Siciliana dopo 12 mesi- a firma dell’assessore alla Salute Giovanna Volo- pubblicato il 5 gennaio.

“Per l’ennesima volta la direzione strategica dell’Asp di Caltanissetta mi comunica che diventa difficile potenziare la struttura, perché una delle problematiche delle aree periferiche è l’individuazione dei medici, e quei pochi medici specializzati che ci sono a disposizione in Sicilia, vanno a lavorare soltanto nelle aree metropolitane e in quelle strutture ospedaliere che sono consolidate. Assumere medici stranieri è un’opportunità. Adesso, con il decreto non c’è più alcun ostacolo alla loro assunzione. C’è una gravissima crisi di sotto-organico, soprattutto nelle aree di emergenza. Per intenderci i pronto soccorso, l’area di anestesia, chirurgia e pediatria. Ci sono molto meno medici rispetto a quello che il mercato ospedaliero italiano, e soprattutto quello delle aree interne, richiede. Avere a disposizione questi medici significa non far chiudere i nostri reparti, garantendo un’offerta sanitaria su tutto il territorio. Gli ospedali in alcuni casi diventano volano economico per lo stesso e la struttura sanitaria di Mussomeli è una delle prime aziende pubbliche del territorio, con quello che comporta in termini di ricaduta benefica. Altro elemento importante è legato al fatto che i ragazzi che si stanno specializzando- ma che non saranno specialisti prima di 4/5 anni- andranno via qualora i reparti saranno chiusi. Un’opportunità lavorativa in meno per i nostri giovani che nel frattempo stanno studiano, si stanno formando e sui quali il Paese sta investendo, per poi lasciare andare altrove le nostre risorse”.

Toti Amato

In merito alla questione ilSicila.it ha chiesto anche Toti Amato, Presidente dell’Ordine dei medici di Palermo e componente del direttivo della Federazione nazionale Fnomceo, se ,quanto derogato è una soluzione.

“No! E’ una toppa per garantire e assicurare l’assistenza a tutti i cittadini, così come vuole la Costituzione”.

Secondo il presidente: “Bisogna fare una profonda riflessione, ma bisogna anche attivarsi. Mancano i medici e, in più, quelli che potrebbero partecipare appartengono a quella massa della “grande fuga” dalla sanità pubblica perché non è più attrattiva – conclude -. Bisognerebbe fare una riforma strutturale del sistema sanitario pubblico perché è mancata la programmazione corretta sul numero dei medici e sanitari da formare e ora ne stiamo pagando le conseguenze”.

Tornando alla struttura ospedaliera nissena. L’onorevole Catania ci dà qualche informazione in più. E’ stato siglato un accordo di collaborazione internazionale con l’Università nazionale di Rosario che conta 100 mila iscritti l’anno e un indirizzo medico con 42 specializzazioni, che servono ai nostri ospedali. Attraverso un avviso esplorativo, è stato verificato che effettivamente c’è una disponibilità da parte di medici argentini a lavorare in Sicilia: sono arrivate mail di circa 2500 richiedenti. Una risposta al di sopra delle aspettative. Nel marzo scorso, l’Asp di Caltanissetta ha fatto un bando sperimentale per l’ospedale di Mussomeli, in particolare sono stati messi a bando specifiche figure per chirurgia, pediatria, radiologia e ortopedia, e su 60 richieste presentate 57 erano di medici argentini. Soltanto 3 i medici italiani. Per poter essere contrattualizzati dall’Asp di Caltanissetta devono presentare il titolo di studio con specializzazione , il certificato di iscrizione all’Ordine dei Medici del paese di provenienza, il curriculum vitae, la cittadinanza italiana o il permesso di soggiorno, il tutto asseverato dall’Ambasciata o dal Consolato o da una perizia giurata presso uno dei tribunali italiani. Una procedura semplificata, si ribadisce, per soddisfare l’offerta sanitaria rimasta al palo negli ultimi anni.

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