Rivolta dei medici di medicina generale contro il decreto del ministro della Salute Orazio Schillaci, che interviene sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale nel solco del DM 77. Il provvedimento punta a rafforzare l’integrazione tra medicina generale e strutture territoriali, prevedendo un maggiore inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità, una riorganizzazione degli orari e delle modalità di erogazione dell’assistenza e un modello più strutturato e multidisciplinare, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la presa in carico dei pazienti e ridurre la pressione sugli ospedali.
I medici di medicina generale però non ci stanno e contestano nel merito e nel metodo il decreto, ritenuto un intervento calato dall’alto e mai realmente condiviso con la categoria. Al centro delle critiche c’è il timore che la riforma finisca per snaturare il ruolo del medico di famiglia, trasformandolo da professionista autonomo e punto di riferimento diretto per il paziente a figura inserita in un sistema più burocratizzato e meno centrato sulla relazione fiduciaria.
Durissima la presa di posizione della FIMMG Sicilia, che parla apertamente di rischio smantellamento della medicina generale e chiama in causa anche un intervento politico nazionale.
“Il Decreto del Ministro Schillaci avrà come risultato lo smantellamento della Medicina Generale ed è quindi un pericolo per la categoria e per i pazienti. Un provvedimento mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”.
“Con l’accordo integrativo regionale firmato in Sicilia il 18 novembre, così come accaduto in questi mesi in altre 17 regioni, abbiamo dimostrato che con la normativa attuale abbiamo gli strumenti per fare evolvere la Medicina Generale in linea con il DM77 senza snaturarne la figura e mettendo a rischio l’assistenza della Medicina Generale ai pazienti”.
Secondo il sindacato, il percorso di riforma dovrebbe invece partire da quanto già costruito a livello regionale, senza introdurre nuovi vincoli che rischiano di compromettere l’equilibrio dell’assistenza territoriale. Un punto su cui la posizione resta netta: meno burocrazia, più strumenti operativi e centralità del medico di famiglia nel sistema sanitario.
“Serve continuare a lavorare su quanto già tracciato, dando strumenti volti ad una migliore presa in carico degli assistiti, sburocratizzando la Medicina Generale e quindi metterla nelle condizioni di continuare ad essere il punto di accesso al SSN che diversamente rischierebbe di essere smantellato!”.








