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118, cambia tutto dopo 16 anni? Ecco le nuove regole del sistema siciliano

venerdì 18 Settembre - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, News ed eventi

Dopo sedici anni la Sicilia aggiorna in modo organico le regole del 118. Con il decreto assessoriale 1072 del 3 settembre 2026, pubblicato il 18 settembre nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, l’Assessorato regionale della Salute approva le nuove “Linee di indirizzo, protocolli e procedure del Sistema di urgenza ed emergenza sanitaria 118. Il documento è composto da 76 pagine e sostituisce le linee approvate il 30 aprile 2010. Interviene sull’intera catena del soccorso, dalla chiamata alla Centrale operativa alla scelta e all’attivazione del mezzo, dalla gestione sul territorio alla destinazione ospedaliera, fino ai trasferimenti secondari, all’elisoccorso, alle maxi emergenze e agli eventi nucleari, biologici, chimici e radiologici.

Il confronto con il testo di sedici anni fa chiarisce però che l’aggiornamento non coincide con una riscrittura completa del modello. Già nel 2010 erano disciplinati il ruolo del direttore e del medico di Centrale, il dispatch sanitario, la scelta dell’ospedale in base alla composizione dell’equipaggio, il rendez vous tra mezzi, i trasferimenti secondari, l’elisoccorso, la gestione delle maxi emergenze e il limite di 15 minuti per la consegna del paziente al Pronto soccorso. Anche la catena di comando sul luogo dell’intervento era già definita, con il medico come riferimento dell’équipe, l’infermiere in sua assenza e il soccorritore più anziano sui mezzi di base.

Ciò che cambia è soprattutto il sistema all’interno del quale quelle regole devono funzionare. Dal 2010 sono entrati il Numero unico europeo 112, nuove reti digitali e nuove modalità di gestione delle informazioni, è cambiata l’organizzazione ospedaliera e territoriale e si sono consolidate le reti dedicate alle patologie tempo dipendenti. Nel frattempo il 118 siciliano è stato ricondotto da una logica di semplice servizio a quella di Sistema di urgenza ed emergenza sanitaria, formato dalle quattro Centrali operative, dalla Servizi Emergenza Urgenza Sicilia, dalle aziende sanitarie e dalle aziende ospedaliere. Le nuove linee raccolgono quindi in un unico testo una serie di trasformazioni che negli anni si erano stratificate attraverso decreti, disposizioni e procedure operative.

La regia

La struttura regionale di riferimento è il Servizio 6 “Emergenza Urgenza Sanitaria, Isole Minori, Aree Disagiate” del Dipartimento regionale per la pianificazione strategica, attualmente guidato da Federico Ferro. La struttura si occupa di indirizzo, coordinamento e monitoraggio della rete dell’emergenza urgenza, delle Centrali operative 118, della digitalizzazione, dell’elisoccorso, del Numero unico europeo 112 e delle attività dedicate alle isole minori e alle aree disagiate. Il Servizio è attualmente composto anche da Arianna Cusmà, funzionario, Alessandro D’Acquisto, funzionario della Servizi Emergenza Urgenza Sicilia, e Gaetano Tudisco, coadiutore.

Nel percorso di revisione hanno contribuito le quattro direzioni territoriali, con Fabio Genco per Palermo Trapani, Giuseppe Misuraca per Caltanissetta Agrigento Enna, Isabella Bartoli per Catania Ragusa Siracusa e Domenico Runci per Messina, insieme alla Servizi Emergenza Urgenza Sicilia e alle aziende del Servizio sanitario regionale.

Il nuovo testo definisce anche il funzionamento del Comitato regionale per il Sistema territoriale di emergenza, composto dai direttori delle Unità operative complesse delle Centrali operative 118, dalla Servizi Emergenza Urgenza Sicilia e dai referenti provinciali indicati dalle aziende. Il Comitato è coordinato dal responsabile pro tempore del Servizio 6 e deve assicurare omogeneità degli interventi, continuità assistenziale e integrazione tra emergenza territoriale, rete ospedaliera e territorio, con una condivisione periodica dei risultati e delle eventuali misure correttive.

Le quattro Centrali continuano a governare altrettante macroaree. Palermo Trapani serve 1.619.195 abitanti, Catania Siracusa Ragusa 1.777.093, Messina 600.180 e Caltanissetta Enna Agrigento 817.548, per un bacino complessivo di 4.814.016 abitanti rilevato al primo gennaio 2024. Ogni Centrale deve conoscere in tempo reale la dislocazione e la tipologia dei mezzi, le strutture ospedaliere, la disponibilità dei posti letto e i piani di emergenza, ma rispetto al 2010 il raccordo viene esteso anche alla rete territoriale prevista dal decreto ministeriale 77 del 2022. Le linee richiamano infatti l’interazione con cure primarie, continuità assistenziale, Centrali operative territoriali e Numero europeo armonizzato 116117 per la gestione delle situazioni a bassa criticità, delle cronicità, delle comorbilità, della palliazione e delle fragilità socioassistenziali.

Centrale e mezzi

Ruoli e responsabilità della Centrale erano già presenti nel 2010. Il direttore coordinava i rapporti con aziende ed enti, mentre il medico garantiva la corretta applicazione dei protocolli. Supportava inoltre gli operatori, organizzava i trasferimenti urgenti e partecipava alla scelta dell’ospedale. Il documento del 2026 entra però molto più nel dettaglio dell’organizzazione quotidiana. Per ogni turno prevede un medico dedicato responsabile di guardia, con funzioni di supervisione dell’attività infermieristica e della corretta applicazione delle procedure. Il medico può decidere la risposta nei casi che escono dai protocolli e fornire indicazioni terapeutiche quando viene inviata un’ambulanza non medicalizzata. Coordina inoltre i trasferimenti urgenti dei pazienti critici, può disporre la medicalizzazione della scena e interviene sulla scelta dell’ospedale. Tra i suoi compiti rientra anche la ricerca di posti letto nelle aree intensive e critiche.

All’infermiere operatore di Centrale competono ricezione della chiamata, identificazione del bisogno, valutazione della criticità, attivazione e invio della risorsa, gestione dell’evento e collegamento con gli ospedali. Il documento specifica inoltre la conoscenza richiesta del territorio, della dislocazione dei mezzi, delle strutture sanitarie, del software e del protocollo di intervista, indicando i casi nei quali deve essere coinvolto il medico di Centrale.

Una differenza più netta emerge nella classificazione dei mezzi. Nel testo del 2010 comparivano due differenti configurazioni indicate entrambe come mezzi di soccorso avanzato, una con infermiere e una con medico. Le linee del 2026 distinguono invece il mezzo di soccorso avanzato (MSA) con medico, infermiere e autista soccorritore, dal mezzo di soccorso infermieristico (MSI) con infermiere, autista soccorritore e soccorritore, mentre il mezzo di soccorso di base (MSB), mantiene autista e soccorritore. A questi si aggiungono automedica, eliambulanza, idroambulanza, moto sanitaria e mezzi a uso speciale.

Il nuovo documento traduce inoltre il principio della partenza immediata, già presente nel 2010, in un limite preciso. Il mezzo deve partire entro due minuti dall’attivazione. In caso di codice rosso viene attivato prioritariamente il mezzo più vicino e, quando necessario, una seconda risorsa più adeguata alle condizioni del paziente. Se sul posto arriva prima un mezzo non medicalizzato e successivamente emerge la necessità di supporto medico, la Sala operativa deve attivare il mezzo avanzato disponibile più vicino e può utilizzare la teleconferenza per organizzare il rendez vous tra gli equipaggi.

Ospedale e trasporti

Le nuove linee distinguono in modo esplicito tra codice di criticità e codice di gravità. L’operatore della Centrale assegna il primo sulla base delle informazioni ricevute telefonicamente, con una valutazione quindi presuntiva. Il personale sanitario che raggiunge il paziente attribuisce invece il secondo. In caso di dubbio o di informazioni insufficienti, gli operatori scelgono il livello superiore di criticità. Il codice nero non può mai costituire un codice di invio e il personale sanitario può attribuirlo soltanto dopo la valutazione sul posto.

Sulla destinazione ospedaliera, invece, il 2026 conferma in larga parte principi già presenti nel 2010. La Centrale indirizza il mezzo di soccorso di base al Pronto soccorso più vicino, mentre in presenza di un mezzo infermieristico la Centrale e il medico di Sala operativa possono scegliere tra l’ospedale più vicino e quello più idoneo alle condizioni cliniche. Quando sull’ambulanza opera un medico, quest’ultimo concorda la destinazione con la Centrale tenendo conto anche delle reti tempo dipendenti. Se le valutazioni divergono, decide il medico che ha direttamente in carico il paziente, che deve motivare la scelta e farla registrare sulla scheda di Centrale. Il testo del 2010 conteneva già questa regola, che le nuove linee formalizzano nuovamente.

Anche il limite di 15 minuti per lo sbarellamento precede le nuove linee. Nel 2010 era già previsto che la consegna alla figura sanitaria incaricata della ricezione e del triage avvenisse entro quel tempo e che le attese superiori venissero formalmente segnalate. Nel 2026 viene ulteriormente precisato quando termina la responsabilità dell’equipaggio. Per i mezzi avanzati e infermieristici l’intervento si chiude dopo il triage del paziente. Per il mezzo di base è necessaria la presa in carico da parte del personale ospedaliero e il trasferimento sui presidi messi a disposizione dal Pronto soccorso. L’ospedale deve garantire l’assistenza anche in assenza immediata di un posto letto e fornire barelle e altri dispositivi intercambiabili per consentire al mezzo di tornare operativo.

La disciplina dei trasferimenti secondari diventa, invece, più netta. Quelli urgenti interospedalieri collegati alle reti tempo dipendenti devono essere assicurati dal 118 con mezzi e personale sanitario propri, mentre soltanto in assenza della risorsa necessaria deve intervenire il presidio trasferente. I trasporti secondari non tempo dipendenti restano invece a carico della struttura ospedaliera che li richiede.

Rientrano anche il Servizio di trasporto di emergenza neonatale (STEN) e il Servizio di trasporto assistito materno (STAM). Il documento li inserisce tra i percorsi della rete tempo dipendente, insieme a sindrome coronarica acuta, ictus, politrauma, emergenze emorragiche gastrointestinali e radiologia interventistica. Il 118 assicura inoltre il trasporto di emergenza materna e neonatale, raccordandosi con le Unità di terapia intensiva neonatale (UTIN) e, quando necessario, con i punti nascita.

Una modifica concreta riguarda anche le case di cura private. Nel 2010 era previsto che i trasporti secondari dei loro pazienti non venissero effettuati con mezzi del 118. Il nuovo testo estende esplicitamente l’esclusione anche ai trasporti primari, stabilendo che dall’entrata in vigore del decreto né i primari né i secondari dei pazienti delle case di cura private siano effettuati con mezzi del Sistema di urgenza ed emergenza sanitaria 118.

Elisoccorso e isole minori

L’elisoccorso non nasce con il documento del 2026. Le linee del 2010 regolavano già interventi primari e secondari, soccorso in aree impervie, grandi emergenze e trasporto di organi. Prevedevano anche una struttura di coordinamento delle risorse aeree. La particolare condizione delle isole minori era già riconosciuta. Le richieste provenienti dalle isole prive di ospedale e servite soltanto dalla continuità assistenziale assumevano infatti il grado di gravità maggiore e rientravano tra gli interventi primari.

Il documento del 2026 amplia però gli ambiti contemplati. Tra le attività dell’elisoccorso compaiono il trasporto di pazienti sottoposti a ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO), di équipe sanitarie, sangue, plasma, emoderivati, antidoti e farmaci. Si aggiungono anche le ricognizioni sulle elisuperfici e i voli caritatevoli per le isole minori. Per gli interventi primari il coordinamento resta alla Centrale operativa che riceve la richiesta. L’impiego dell’elicottero dipende anche dai tempi di centralizzazione ottenibili via terra. La missione può scattare quando il mezzo medicalizzato terrestre richiederebbe più tempo, quando serve una centralizzazione rapida, quando ci sono più pazienti critici o quando l’area risulta difficile da raggiungere. In ogni caso, la componente aeronautica valuta la fattibilità del volo.

Più dettagliata anche la disciplina dei trasporti secondari. La richiesta passa dalla Centrale operativa competente al Coordinamento unico del servizio di elisoccorso (CUSE). Il medico del CUSE valuta appropriatezza del trasferimento, tempi via terra, criteri di ingaggio e disponibilità delle eliambulanze. Il documento distingue inoltre i trasferimenti differibili verso Terapie intensive o reparti ad alta specialità. Nelle ore diurne possono partire solo se il sistema regionale mantiene operativi almeno due elicotteri.

Il trasporto per attività di trapianto era già previsto nel 2010 per équipe di prelievo, organi, linfonodi e pazienti. Le nuove linee collegano queste attività al Centro regionale trapianti (CRT) e regolano anche le missioni fuori Regione. Le basi di Palermo e Lampedusa possono operare sul territorio italiano e maltese in collaborazione con l’Istituto Mediterraneo dei Trapianti.

Più ampia anche la parte dedicata alle isole minori. Il testo ricorda che soltanto due delle 14 isole dispongono di un ospedale. Richiama inoltre la carenza o l’assenza di servizi di emergenza strutturati in alcuni territori insulari e montani e la difficoltà nel reperire professionisti. Per questo indica il potenziamento della continuità assistenziale, delle dotazioni e della formazione. Prevede anche l’affiancamento al medico di personale infermieristico con esperienza nell’emergenza urgenza. Infine, introduce il volo caritatevole di rientro per i residenti delle isole che, dopo un ricovero in Sicilia, non possono usare i normali mezzi di trasporto. Nei casi di morte imminente può partire anche un volo dedicato.

Maxi emergenze e NBCR

Anche le maxi emergenze erano già una componente importante delle linee del 2010. Il vecchio testo distingueva maxi emergenza, catastrofe e incidente maggiore, prevedeva la conoscenza dei piani ospedalieri di emergenza e imponeva una pianificazione anche per gli eventi nucleari, biologici, chimici e radiologici (NBCR), insieme agli altri enti istituzionalmente competenti.

Nel 2026 la disciplina diventa molto più articolata. Le aziende devono trasmettere alle Centrali i Piani di emergenza interna per il massiccio afflusso di feriti (PEIMAF) e i Piani di evacuazione (PEIVAC). Devono indicare anche un responsabile e un sostituto reperibili 24 ore su 24.

La Centrale organizza la risposta su quattro livelli di allarme. Nella normale attività si applica il livello 0. Le situazioni a rischio e i grandi afflussi programmati rientrano invece nel livello 1. Con il livello 2 scatta il preallarme delle risorse aggiuntive, che devono essere pronte a muovere entro 15 minuti. Quando la maxi emergenza è conclamata entra infine in funzione il livello 3, con il richiamo di personale e mezzi e l’allerta delle strutture ospedaliere.

Sul territorio il sistema organizza in sequenza l’area dell’incidente con il primo triage, la Piccola Noria, cioè il trasporto verso il posto di trattamento, il Posto medico avanzato (PMA), la Grande Noria verso gli ospedali e, infine, l’ospedalizzazione con l’attivazione dei piani per il massiccio afflusso di feriti. Nel Posto medico avanzato gli operatori stabilizzano le vittime, trattano il dolore, ne valutano complessivamente le condizioni e stabiliscono le priorità di evacuazione.

Il documento del 2026 definisce più nel dettaglio anche il coordinamento sovraregionale delle grandi emergenze. Entrano esplicitamente nella catena organizzativa il Referente sanitario regionale per le grandi emergenze (RSR) e la Centrale remota operazioni soccorso sanitario (CROSS). Quest’ultima fa da interfaccia tra la Regione colpita e le altre Regioni attraverso il Dipartimento nazionale della Protezione civile. Coordina inoltre la disponibilità di ambulanze, eliambulanze, moduli sanitari e posti letto fuori dal territorio interessato.

Negli eventi NBCR il salto di dettaglio rispetto al 2010 è ancora più evidente. Le nuove linee indicano, infatti, quali informazioni raccogliere sul tipo di evento, sulle condizioni atmosferiche, sulla direzione del vento e sul possibile agente coinvolto. Stabiliscono inoltre l’attivazione della Sala regionale per le maxi emergenze e il raccordo con Vigili del fuoco, Protezione civile, ospedali e centri antiveleni. Ogni macroarea dispone di una Unità di decontaminazione interprovinciale (UNIDEC), composta da un medico esperto, un coordinatore infermieristico, infermieri e autisti soccorritori appositamente formati. Le linee definiscono anche la delimitazione delle aree operative, le procedure di vestizione e decontaminazione, il triage e il successivo trasferimento delle vittime verso il Posto medico avanzato.

Soccorso in mare

Tra le procedure che compaiono nel nuovo documento c’è anche l’assistenza sanitaria in mare. Le Centrali operative 118, le Aziende sanitarie provinciali, la Servizi Emergenza Urgenza Sicilia e il Centro secondario di soccorso marittimo (MRSC) competente per l’area devono definire procedure condivise. Queste prevedono l’imbarco di personale del 118 sulle unità navali del Corpo destinate alle operazioni di ricerca e soccorso (SAR). Il personale individuato opera nelle relative postazioni 24 ore su 24. Le situazioni non espressamente contemplate vengono invece gestite attraverso procedure concordate tra la Sala operativa della Guardia costiera e la Centrale 118 competente.

Il digitale entra nelle regole

La digitalizzazione del 118 siciliano era già stata avviata prima dell’approvazione delle nuove linee. Oggi riguarda tutte e quattro le Centrali operative regionali, collegate tra loro in un sistema interoperabile. Il nuovo assetto consente la condivisione delle informazioni e delle risorse, il collegamento con i Pronto soccorso e una gestione coordinata degli interventi sull’intero territorio regionale.

Le linee del 2026 trasformano, quindi, questo assetto tecnologico in una regola organizzativa. Tutte le strutture afferenti al 118 devono utilizzare il software in dotazione come unico strumento ufficiale per la gestione telematica dell’intervento. Il sistema segue tutte le fasi, dalla ricezione e dal dispatch fino agli stati operativi dei mezzi. Comprende anche la compilazione e la firma grafometrica della scheda di soccorso, la consultazione della documentazione clinica dei Pronto soccorso, l’archiviazione e la certificazione della presenza dell’equipaggio. La scheda elettronica sostituisce quella cartacea, che resta comunque a bordo in caso di indisponibilità del sistema informatico.

Rispetto al 2010, quando erano già previste la scheda informatica e l’archiviazione elettronica dei dati dell’intervento, la differenza sta nella dimensione regionale e integrata del sistema digitale. Il software non serve più soltanto a registrare il singolo intervento, ma accompagna l’intero ciclo del soccorso e mette in comunicazione Centrali, mezzi e strutture ospedaliere.

La digitalizzazione si estende anche alle aree disagiate. Il documento prevede sistemi di telemedicina, strumenti per la diagnostica di primo livello e monitor defibrillatori collegati all’Unità di terapia intensiva coronarica di riferimento. L’obiettivo è sostenere le reti tempo dipendenti anche nei territori più lontani dagli ospedali e ridurre i tempi di inquadramento clinico.

Gli aspetti medico legali

Le nuove linee entrano anche in alcune situazioni con ricadute medico legali. Un paziente maggiorenne, non interdetto e capace di intendere e di volere può rifiutare in qualsiasi momento il trattamento sanitario o il trasporto in ospedale. Il rifiuto deve però risultare dalla scheda di bordo e portare la firma dell’interessato. Solo il trattamento sanitario obbligatorio (TSO) e l’accertamento sanitario obbligatorio (ASO) consentono di superare la volontà del paziente nei casi previsti.

Sul fronte della riservatezza, l’equipaggio può indicare ai familiari la destinazione del paziente, ma non fornire a terzi informazioni sull’intervento o sul successivo ricovero. Fanno eccezione le richieste collegate alle indagini di Polizia giudiziaria. Anche la presenza dei familiari a bordo trova limiti precisi, con deroghe previste per il minore che necessita di un genitore e per il caregiver di pazienti con disturbi psichiatrici.

Più articolate anche le indicazioni in caso di decesso. L’accertamento della morte compete esclusivamente al medico, che annota l’ora sulla scheda di bordo. Se constata il decesso sul posto, la salma non viene caricata sull’ambulanza. Quando interviene invece un equipaggio senza medico, il paziente viene trasportato verso il presidio più vicino continuando le manovre rianimatorie, salvo la presenza di segni tanatologici inequivocabili. Le linee precisano inoltre che i mezzi del 118 non sono destinati al trasporto delle salme.

Le regole e la prova sul campo

Resta però una distanza tra le procedure e le condizioni in cui il 118 siciliano deve applicarle ogni giorno. Le stesse linee riconoscono le difficoltà delle isole minori e delle aree montane. In questi territori pesano la carenza di servizi strutturati e la difficoltà nel reperire professionisti. Altri problemi riguardano invece l’intera rete. Tra questi ci sono la disponibilità di equipaggi e mezzi e la necessità di garantire una copertura omogenea del territorio. Restano anche il rapporto con i Pronto soccorso e i tempi necessari per rimettere rapidamente in servizio le ambulanze.

Le linee del 2026 fissano quindi procedure più dettagliate, consolidano regole già maturate nel tempo, introducono strumenti tecnologici comuni e aggiornano un impianto fermo formalmente da sedici anni. La loro efficacia dipenderà però dalla capacità di trasformare queste regole in organizzazione reale, personale disponibile e mezzi effettivamente operativi su tutto il territorio. La Sicilia riuscirà a far viaggiare alla stessa velocità l’aggiornamento delle regole e quello del sistema che deve applicarle?

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