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Utero, Chiantera: “Troppe isterectomie inutili. Puntare su nuove terapie e nuove tecniche” CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 8 Marzo - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi, Video

L’utero per le donne non è solo un organo, ma anche un simbolo di identità. Difatti, l’universo femminile ruota intorno ad esso ponendo la donna ad una creazione e formazione della propria identità sessuale, passando dal menarca alla deflorazione e dalla gravidanza al parto.

L’isterectomia è in grado di annullare questa femminilità, proprio perché è una vera e propria mutilazione.

In Italia, ogni anno, vengono effettuate 70 mila isterectomie. Il 75% di queste vengono eseguite per condizioni benigne come metrorragie o miomi, meno frequentemente per prolasso (7%).  Invece, solo per il 18% è effettuata per un cancro. Inoltre, è il secondo intervento chirurgico ginecologico, preceduto solo dal taglio cesareo.

Ma come mai le percentuali sono così alte?

A parlarcene è il dottor Vito Chiantera, Direttore dell’Unità operativa Complessa di Ginecologia Oncologica dell’Ospedale ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo.

Chiantera, oltre a denunciare un surplus di interventi, evidenzia che l’isterectomia, in ogni caso, può essere eseguito con nuove tecniche meno invasive.

Difatti, può essere effettuata tramite 4 approcci chirurgici differenti:

  • laparotomica (tramite una incisione longitudinale o trasversale);
  • vaginale;
  • laparoscopica;
  • laparoscopica roboticamente assistita.

La scelta del tipo di approccio chirurgico, in caso di patologia benigna, può essere influenzata:

  • dalle dimensioni dell’utero;
  • dalla presenza di comorbilità della paziente;
  • dalla necessità di ulteriori procedure simultanee;
  • dalle abilità tecniche del chirurgo;
  • dalle risorse tecnologiche della sala operatoria.

Vanno tolti sempre meno uteri, ma quelli che vanno tolti vanno eliminati in chirurgia mininvasiva”.

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