In Italia l’invecchiamento della popolazione è ormai uno dei principali temi di salute pubblica. Secondo l’Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 rappresentano il 25,1% dei residenti e il Paese resta il più anziano dell’Unione europea per peso della popolazione anziana. Vivere più a lungo, però, non basta: la vera sfida è conservare autonomia, forza muscolare, lucidità, relazioni e qualità della vita.
“Oggi si può invecchiare bene e a lungo. Sappiamo che non è mai troppo tardi per adottare comportamenti corretti e stare bene il più a lungo possibile. Un esempio importante ci viene dai centenari, che sono campioni dell’invecchiamento perché hanno vissuto a lungo e in buone condizioni di vita. In alcune aree del mondo, le cosiddette blue zone, c’è un numero importante di centenari. Osservare come hanno vissuto e quali comportamenti hanno mantenuto nel tempo ci aiuta a capire come si può invecchiare bene”.
A dichiararlo è Mario Barbagallo, professore ordinario di Medicina interna e Geriatria all’Università degli Studi di Palermo, afferente al Dipartimento PROMISE, e direttore del Dipartimento Medico del Policlinico Universitario “Paolo Giaccone”, per il Programma Mattone Internazionale Salute, che nel quadro delle sue attività di promozione della salute sostiene iniziative volte alla sensibilizzazione, alla prevenzione, alla collaborazione tra sistemi sanitari europei e alla condivisione delle buone pratiche cliniche.
Alimentazione, movimento e fragilità
“Innanzitutto è importante l’alimentazione. Sappiamo che praticamente nessuno dei centenari è obeso. In genere, nelle zone in cui c’è un numero elevato di persone molto longeve, si mangia bene, con una quantità importante di vegetali e frutta, mentre l’apporto di proteine tende a essere più contenuto. L’alimentazione è uno dei fattori che possiamo modificare e che può incidere sulla qualità dell’invecchiamento. Non si tratta soltanto di vivere più anni, ma di arrivare all’età avanzata nelle migliori condizioni possibili, riducendo il rischio di fragilità e mantenendo autonomia”.
“Un altro punto importante è il movimento. La maggior parte dei centenari ha avuto una vita attiva, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Mantenersi attivi è estremamente utile, perché la fragilità è connessa anche alla forza muscolare. Tra i segnali da non sottovalutare c’è innanzitutto la riduzione del movimento. La perdita muscolare va contrastata con l’attività fisica e con l’alimentazione. La sarcopenia, termine medico che indica la riduzione della forza e della qualità del muscolo, è un segno importante di fragilità e va prevenuta il più possibile”.
“Ogni giorno si può camminare un po’ di più del giorno precedente. È importante distinguere tra attività fisica moderata e sport. In età avanzata non è indicata l’attività agonistica eccessiva, mentre il movimento va incoraggiato sempre: camminare, fare giardinaggio, praticare sport leggeri o andare in bicicletta. L’obiettivo è mantenere il corpo attivo senza sottoporlo a stress inutili, perché il movimento quotidiano resta uno degli strumenti più semplici e più efficaci per proteggere autonomia e qualità della vita”.
Ambiente, mente e relazioni
“Anche il luogo in cui viviamo conta molto, pur essendo un fattore che possiamo scegliere solo in parte. L’ambiente è estremamente importante. Contesti molto inquinati, grandi città e aree con livelli elevati di inquinamento hanno una minore incidenza e prevalenza di centenari. In genere, i luoghi più tranquilli, in montagna o almeno in collina, con una presenza importante di alberi, favoriscono una vita migliore e un ambiente più sereno. Non è solo una questione di paesaggio, ma di qualità dell’aria, ritmi, relazioni e possibilità di mantenere abitudini più sane”.
“Mantenere attiva la mente è estremamente importante. Il benessere psicologico fa parte dell’attività mentale e dell’ambiente in cui viviamo. Un contesto sereno aiuta a invecchiare bene e in salute. I nostri campioni dell’invecchiamento, i centenari, hanno spesso vissuto una vita relativamente tranquilla. Lo stress elevato certamente non aiuta, soprattutto nell’età più avanzata. Per questo relazioni, memoria, attività mentale e serenità quotidiana devono essere considerate parte integrante della salute dell’anziano”.
Invecchiare bene e restare autonomi
“Invecchiare bene non significa soltanto aggiungere anni alla vita. Significa mantenere il più possibile autonomia, movimento, equilibrio mentale e qualità delle relazioni. Alimentazione, attività fisica moderata, ambiente favorevole e mente attiva sono strumenti concreti per proteggere la salute anche in età avanzata. Non esiste un solo fattore che determina la qualità dell’invecchiamento, ma un insieme di comportamenti e condizioni che possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo”.
“La prevenzione resta centrale anche quando l’età avanza. Non bisogna pensare che sia troppo tardi per modificare le proprie abitudini. Camminare, alimentarsi bene, mantenere rapporti sociali, coltivare interessi, evitare lo stress e vivere in un ambiente il più possibile sereno sono scelte che possono fare la differenza. L’obiettivo non è soltanto arrivare a un’età molto avanzata, ma arrivarci con una buona qualità di vita, preservando forza, lucidità e autonomia”, conclude Barbagallo.








