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Trasporto organi sotto esame, Battaglia: “In Sicilia percorso strutturato e tecnologia in evoluzione”

martedì 17 Febbraio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Salute

Le sue condizioni peggiorano di ora in ora e le probabilità che arrivi un cuore compatibile restano poche e nessuno può garantire che, anche in presenza di un organo disponibile, il bambino possa sopravvivere.

La vicenda del bambino di due anni al quale è stato trapiantato un cuore arrivato danneggiato da Bolzano a Napoli ha sollevato interrogativi profondi sulla catena del trasporto degli organi in Italia. Il piccolo paziente ha ricevuto un organo che, secondo quanto emerso, presentava un danno definito come “cuore bruciato”. Prima del trasferimento un altro ospedale aveva espresso una valutazione severa, ritenendo il bambino non più trapiantabile.

La struttura che ha operato il bambino sostiene che il piccolo è ancora nelle condizioni cliniche per tentare il trapianto, ma non si sa ancora per quanto. Questo contrasto tra valutazioni mediche rappresenta uno degli elementi centrali della vicenda, perché incide sulla ricostruzione delle decisioni assunte nelle ore precedenti all’intervento.

Proprio alla luce di questo nodo clinico, l’attenzione si sposta inevitabilmente sulle modalità di conservazione e di trasferimento dell’organo. Nel trapianto cardiaco, come per gli altri organi, ogni passaggio, dal momento del prelievo fino all’impianto, influisce in modo determinante sull’esito finale. La tenuta del sistema non riguarda soltanto la scelta di operare, ma anche la correttezza delle procedure tecniche che accompagnano il viaggio dell’organo e le tempistiche.

Il sistema italiano disciplina in modo dettagliato il trasporto degli organi attraverso il documento “Principi concernenti il coordinamento dei trasporti connessi con le attività trapiantologiche e requisiti inerenti al sistema di trasporto”, approvato nel 2025 dalla Conferenza Stato Regioni. Il testo non si limita a indicare caratteristiche tecniche dei contenitori, ma richiama un protocollo preciso che regola responsabilità, tracciabilità e controlli.

Il protocollo

Prevede una catena di responsabilità chiara tra centro prelievi, coordinamento trapianti e centro ricevente. Ogni passaggio comporta la registrazione dell’orario di prelievo, dell’inizio della conservazione, della partenza e dell’arrivo. Il personale verifica l’integrità dei sigilli, la correttezza dell’etichettatura e la corrispondenza tra documentazione clinica e organo trasportato, così da garantire tracciabilità continua e possibilità di ricostruire l’intero percorso in caso di evento critico.

Sul piano tecnico l’organo viene collocato insieme alla soluzione di conservazione in un contenitore primario sterile, progettato per un impiego rapido e realizzato con materiale biocompatibile, capace di ridurre al minimo i rischi legati alla conservazione. Deve assicurare almeno due barriere di sterilità e garantire rigidità in almeno una di esse per proteggere meccanicamente l’organo. Le dimensioni variano in base alla tipologia prelevata.

Il sistema prevede, inoltre, sigilli con etichette colorate e antieffrazione a tutela dell’identificazione. Il contenitore primario trova alloggiamento in un contenitore isotermico secondario, anch’esso dispositivo medico, dotato di strumenti per la registrazione continua dei valori di temperatura durante tutto il trasferimento.

All’arrivo presso il centro trapianti i dati devono risultare immediatamente consultabili e le procedure devono prevedere la gestione di eventuali scostamenti dai range stabiliti. Il contenitore isotermico deve resistere a urti e cadute, garantire chiusure ermetiche e impedire aperture involontarie anche in caso di impatto, consentendo l’apertura solo attraverso meccanismi volontari di sicurezza.

Qualora si utilizzino sistemi attivi di trasferimento con perfusione a freddo o a caldo, questi devono funzionare con batterie interne, risultare trasportabili ed essere registrati come Dispositivi Medici CE. Nello scomparto esterno del contenitore isotermico deve essere collocata la documentazione completa relativa alla caratterizzazione dell’organo e del donatore.

Il centro trapianti

Le verifiche sul trasferimento del cuore restano in corso e dovranno chiarire se tutte le procedure previste siano state rispettate lungo l’intera filiera, dalla conservazione alla consegna al centro ricevente. Il caso si inserisce in un sistema che, pur mostrando segnali di crescita, continua a fare i conti con criticità strutturali.

“Si è trattato di un incidente di percorso, ma i nostri trasferimenti degli organi avvengono seguendo il criterio del ghiaccio e della tripla sacca sterile, come previsto dalle procedure. Questo è il metodo standard di sicurezza”.

Ad affermarlo è Giorgio Battaglia, direttore della Rete trapianti della Sicilia, il quale annuncia anche un passaggio tecnologico imminente: “La Regione sta completando la procedura per l’acquisizione di apparecchiature per il trasferimento a cuore battente. Si tratta di macchinari che consentono di trasportare gli organi perfusi, come se fossero ancora all’interno del corpo, mantenendoli irrorati e monitorati durante tutto il tragitto. È un’evoluzione importante che rafforza ulteriormente le condizioni di sicurezza”.

“La Sicilia, inoltre, è una delle cinque regioni italiane autorizzate alla donazione a cuore fermo e questo percorso lo facciamo già da tempo, con prelievi e trapianti eseguiti secondo questa modalità – aggiunge -. Parliamo di un sistema organizzato che segue protocolli precisi, con una filiera strutturata che negli anni ha consolidato esperienza e competenze”.

Sul piano della responsabilità professionale Battaglia è chiaro: “La fiducia nel sistema deve esserci. Un episodio come questo non deve incrinare la fiducia nel nostro sistema. Allo stesso tempo noi medici dobbiamo imparare a dire “abbiamo sbagliato”, quando accade, perché la trasparenza e il senso di responsabilità sono parte integrante del nostro lavoro”.

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