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Lotta ai tumori, Sud ‘arranca’: ancora troppe differenze tra Regioni

domenica 5 Febbraio - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Salute

Ancora troppe differenze tra le Regioni segnano in Italia la lotta ai tumori, con il Sud che ‘arranca’ soprattutto in relazione alla bassa adesione agli screening oncologici.

A sottolinearlo è l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) che scatta la fotografia dell’assistenza nel nostro Paese, mentre il ministro della Salute Orazio Schillaci annuncia misure a favore della prevenzione già a partire dai banchi di scuola e sottolinea la necessità di garantire una presa in carico a “360 gradi” a tutti i pazienti, che in Italia superano quota 3,6 milioni.

Nel 2021 – afferma Francesco Perrone, presidente eletto Aiom, in occasione del convegno ‘Close the Care Gap’, ovvero ‘Colma il divario delle cure’, al Senato – si è osservato un ritorno ai dati pre-pandemici per quanto riguarda la copertura dei programmi di prevenzione secondaria. Ma non basta, perché restano ancora troppe differenze regionali. In particolare, nel 2021, al Nord i valori di copertura della mammografia hanno raggiunto il 63% rispetto al 23% al Sud. Per lo screening colorettale (ricerca del sangue occulto nelle feci) il dato è del 45% rispetto al 10%. Nello screening cervicale, al 41% delle Regioni settentrionali fa da contraltare il 22% di quelle meridionali”.

Il divario Nord-Sud era già evidente prima della pandemia, ma molte Regioni meridionali, avverte, “non sono ancora riuscite a recuperare i ritardi accumulati durante l’emergenza sanitaria. È necessario un impegno straordinario per migliorare i livelli di adesione in queste aree”.

E proprio per colmare il divario territoriale, l’Aiom ha annunciato il prossimo lancio di una grande campagna di sensibilizzazione rivolta alle Regioni del Sud, con spot, opuscoli e iniziative. A pesare, però, è anche il fattore socio-economico: a fronte di 18 mln di nuovi casi e 10 mln di morti ogni anno nel mondo per cancro, in Europa il 32% dei decessi per tumore è associato a povertà e bassa istruzione.

Queste disparità sono meno evidenti nei Paesi con sistemi sanitari universalistici come il nostro, in grado di garantire le cure a tutti. L’Italia, però, sconta appunto una forte diseguaglianza sul territorio e al contempo, denunciano gli oncologi, anche un eccesso di burocrazia: il 50% del tempo di ogni visita oncologica è assorbito da adempimenti burocratici e per questo gli specialisti chiedono di assumere più personale. Ma la vera svolta è rappresentata dalla prevenzione. Nel 2022, in Italia, afferma il presidente Aiom Saverio Cinieri, “sono stati stimati 390.700 nuovi casi di cancro. Il 40% può essere però evitato agendo su fattori di rischio. In particolare, il fumo è il principale fattore di rischio, associato all’insorgenza di circa un tumore su tre e a ben 17 tipi di neoplasia”.

La prevenzione è l’arma vincente anche secondo il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ed il ministro Schillaci. Il cancro, ha detto Schillaci, “è la patologia cronica potenzialmente più prevenibile e oggi anche più curabile. Intervenire sui principali fattori di rischio, come fumo, alimentazione scorretta e inattività fisica, è infatti la strategia di promozione della salute più efficiente a lungo termine: possiamo evitare il 50% delle morti per tumore”.

Per questo, ha annunciato, “stiamo predisponendo iniziative dirette a promuovere la cultura della prevenzione a partire dalle scuole elementari, per incoraggiare l’adozione di stili di vita sani. E con lo stesso intento stiamo definendo un aggiornamento della normativa sul fumo”. 

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