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Sanità, Gimbe: “Va esclusa dall’Autonomia differenziata”

mercoledì 26 Luglio - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

“L’Autonomia differenziata, così come prospettata dal ddl Calderoli, non farà che acuire le già enormi differenze tra regioni”. Ad evidenziarlo è la Fondazione Gimbe dopo l’ultimo monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza effettuato dal Ministero della Salute.

“Secondo il Ddl Calderoli sull’autonomia differenziata – scrive Gimbe – le materie per le quali sono necessari livelli essenziali di prestazioni (LEP) non possono essere trasferite dallo Stato alle Regioni prima della definizione stessa dei LEP.  Questo per garantire in tutto il territorio nazionale un livello di prestazioni minime, evitando che il trasferimento di competenze alle più ricche Regioni del Nord determini un peggioramento dei servizi per i cittadini del Sud”.

I dati

La Fondazione, proprio per  verificare l’inadeguatezza dell’a ha analizzato le differenze tra gli adempimenti 2020 e quelli 2021, al fine di valutare la graduale ripresa dell’erogazione dei Lea.  Dopo lo scoppio della pandemia misurando i punteggi totali delle Regioni e le performance nazionali sui tre macro-livelli assistenziali. Fatta eccezione per Sardegna e Valle d’Aosta che nel 2021 hanno peggiorato le proprie performance. In tutte le altre Regioni dopo lo “stress test” del 2020, i punteggi LEA sono aumentati, seppur in maniera differente. In Basilicata, Liguria, Lombardia e Calabria di oltre 30 punti; nella Provincia Autonoma di Bolzano, Molise, Abruzzo, Campania tra 20 e 30 punti; in Umbria, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Marche tra 10 e 19 punti; in Piemonte, Lazio, Provincia Autonoma di Trento, Sicilia, Emilia-Romagna, Veneto e Puglia di meno di 10 punti.

Questi dati documentano da un lato, la netta ripresa di alcune Regioni (Lombardia, Liguria) colpite nel 2020 in maniera molto violenta dalla prima ondata. Dall’altro, il parziale recupero di numerose Regioni inadempienti nel 2020, quasi tutte al Centro-Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Provincia Autonoma di Bolzano), di cui tuttavia solo l’Abruzzo e la Basilicata diventano adempienti nel 2021″.

Relativamente all’impatto della pandemia sui tre macro-livelli assistenziali, considerando tutto il territorio nazionale, nel 2021 si registra un netto miglioramento nell’area della prevenzione (+159 punti) e nell’area ospedaliera (+135 punti); al contrario l’area distrettuale nel 2021 fa rilevare un lieve peggioramento (-16 punti).

Il netto miglioramento nell’area della prevenzione – spiega il Presidente – non è sufficiente a colmare il crollo (-263 punti) registrato tra il 2019 e il 2020 sia per gli esigui investimenti in quest’area, sia perché il già scarso personale in forza ai dipartimenti di prevenzione è stato impiegato in prima linea nella campagna vaccinale”.

E’ evidente che senza definire, finanziare e garantire i LEP, le maggiori autonomie in sanità legittimeranno normativamente questa frattura, compromettendo l’uguaglianza dei cittadini di fronte al diritto costituzionale alla tutela della salute e assestando il colpo di grazia al Servizio Sanitario Nazionale”.

Un’ulteriore conferma di quanto avevano ribadito la Federazione nazionale degli Ordini dei medici e gli Ordini dei medici siciliani.

L’Omceo di Palermo

“Se non vengono appianate e non si parte in una situazione di parità con l’Autonomia differenziata, siamo certi che aumenteranno i problemi. Bisogna permettere a tutti i cittadini di potersi servire di un servizio sanitario nazionale in modo equo”, aveva detto Toti Amato,  presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo e consigliere nazionale della Fnomceo.

 

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