L’estate è ormai alle spalle, ma l’emergenza sangue non si è ancora chiusa. In Sicilia alcune delle principali strutture ospedaliere continuano a fare i conti con scorte insufficienti, soprattutto per garantire le trasfusioni ai pazienti cronici e ai talassemici, che hanno bisogno di sangue con regolarità e non possono rinviare a lungo le terapie.
A pesare è stata ancora una volta la riduzione delle donazioni durante i mesi più caldi. Ma, secondo quanto emerso dal confronto tra i Centri regionali sangue e il Centro nazionale sangue, questa volta la difficoltà non riguarda soltanto la Sicilia. Anche diverse Regioni che tradizionalmente riescono a sostenere i territori in deficit hanno meno disponibilità da mettere a disposizione della compensazione nazionale.
A dichiararlo è Maria Luisa Ventura, dirigente del Servizio 6 e direttrice del Centro regionale sangue e trasfusionale del Dipartimento per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (DASOE) dell’assessorato regionale della Salute.
“Siamo ancora in una fase di difficoltà. Ci sono grandi strutture come il Civico e Villa Sofia a Palermo, il Policlinico e il Garibaldi a Catania che continuano ad avere problemi nel garantire con regolarità tutte le necessità trasfusionali, soprattutto quelle dei pazienti cronici. Penso in primo luogo ai talassemici, che non possono semplicemente rinviare una trasfusione senza conseguenze. La ripresa delle donazioni dopo l’estate stenta ancora a decollare. Le associazioni hanno lavorato moltissimo, le abbiamo coinvolte e sollecitate e abbiamo rafforzato gli appelli, ma al Centro regionale continuano ad arrivare richieste di sangue. Questo ci dice che la situazione non si è ancora normalizzata”, spiega Ventura.
La difficoltà è nazionale
“Bisogna però chiarire un punto. Non siamo davanti a un problema soltanto siciliano. Abbiamo avuto un confronto con il Centro nazionale sangue e con i Centri regionali di tutta Italia. In questo momento soffrono soprattutto Lazio, Campania, Sicilia e in parte la Sardegna, che ha anch’essa un importante fabbisogno legato ai pazienti talassemici. Anche le Regioni che normalmente producono eccedenze oggi hanno margini inferiori. Il sistema nazionale funziona anche grazie alla compensazione tra territori. Quando una Regione ha disponibilità superiori al proprio fabbisogno può aiutare quelle in difficoltà. Oggi invece molte Regioni riescono a coprire le proprie necessità, ma mettono meno sangue a disposizione degli altri”, sottolinea.
“L’Emilia-Romagna ci ha supportato, così come il Piemonte e Bolzano per alcune necessità delle strutture siciliane. Ma rispetto al passato le disponibilità sono più limitate. Il fatto che molte Regioni non mettano unità in bacheca significa che hanno meno eccedenze e tendono a conservare il sangue per il proprio fabbisogno. Le temperature molto elevate hanno interessato tutta Italia. Anche al Nord ci sono state settimane difficili e questo ha avuto conseguenze sulla raccolta. Quando il calo delle donazioni interessa contemporaneamente più territori, si riduce automaticamente anche la capacità di aiutare le Regioni che hanno bisogno di maggiore supporto”, osserva Ventura.
L’appello
“Dietro le richieste di sangue ci sono soprattutto pazienti che dipendono dalle trasfusioni per poter continuare le proprie cure. Un paziente talassemico che deve aspettare uno o due giorni in più la trasfusione non vive quel ritardo come una semplice variazione organizzativa. L’emoglobina continua a scendere, aumenta la stanchezza e quel ritardo pesa sulla sua vita quotidiana. Per questo dobbiamo far capire che donare sangue non significa intervenire soltanto davanti a un’emergenza. Significa garantire ogni giorno una terapia a chi non può farne a meno. L’appello rimane quindi quello di tornare a donare. Chi può farlo si rivolga ai servizi trasfusionali e alle associazioni. Non dobbiamo aspettare che una carenza diventi un’emergenza conclamata per ricordarci quanto il sangue sia indispensabile. Abbiamo bisogno di una donazione regolare e costante durante tutto l’anno”, rilancia Ventura.
Sulla necessità di mantenere alta l’attenzione e rafforzare la partecipazione dei donatori interviene anche Giacomo Scalzo, direttore generale del DASOE.
“Non possiamo abbassare l’attenzione. La donazione di sangue deve diventare un gesto costante durante tutto l’anno e non soltanto una risposta alle emergenze. Dietro ogni sacca c’è un paziente che aspetta una terapia e in Sicilia questo riguarda in modo particolare tanti talassemici ed emoglobinopatici che dipendono dalle trasfusioni. Dobbiamo continuare a coinvolgere i donatori abituali, ma anche avvicinare sempre più giovani alla donazione, rafforzando una cultura della solidarietà che consenta al sistema sanitario di garantire con continuità i livelli essenziali di assistenza“, conclude Scalzo.









