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Ortopedia tra assistenza e formazione, FP CGIL: “Il Policlinico deve ritrovare equilibrio e priorità”

sabato 12 Settembre - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

Il Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo torna al centro del confronto sindacale per le difficoltà che continuano a interessare alcuni dei suoi servizi. Tra le situazioni più delicate nelle urgenze c’è anche l’Ortopedia e Traumatologia, ancora senza un assetto stabile tra attività ridotta, spazi frammentati e problemi organizzativi che producono effetti anche sulla rete ospedaliera cittadina. A preoccupare non sono soltanto le condizioni in cui lavorano i professionisti, ma anche le conseguenze sui pazienti, sugli specializzandi e sulla capacità dell’Azienda di garantire insieme assistenza, emergenza e formazione universitaria.

A tornare sulla vicenda è Mario Caradonna della Fp Cgil, che chiede di superare definitivamente una fase fatta di soluzioni provvisorie e ritardi. La nota sindacale del 25 agosto aveva già indicato tra le criticità la forte riduzione dei posti letto, la frammentazione logistica dell’unità operativa, le difficoltà dell’attività chirurgica e il rischio di un impoverimento della formazione specialistica.

Le priorità

“Quello dell’Ortopedia non è un problema nato oggi e non scopriamo adesso le difficoltà del Policlinico. Come Cgil abbiamo già posto più volte il tema dell’organizzazione dei servizi, delle condizioni di lavoro e della necessità di non scaricare sui professionisti le conseguenze delle criticità aziendali. Anche su questa vicenda avevamo dato la nostra disponibilità a intervenire. L’iniziativa comune ha richiesto più tempo perché non tutte le componenti hanno avuto fin dall’inizio la stessa disponibilità a muoversi, ma oggi non ci interessa aprire un’altra polemica su chi sia arrivato prima o dopo. Ci interessa recuperare il tempo perso e affrontare una situazione che non può continuare a ricadere sui lavoratori e sui pazienti”.

“Quando un’unità operativa complessa perde gran parte della propria capacità di ricovero, quando l’attività chirurgica e traumatologica incontra difficoltà e quando i professionisti devono adattarsi continuamente a spazi e percorsi diversi, non possiamo più parlare di una fase transitoria. Bisogna rimettere nel giusto ordine le priorità delle aziende sanitarie. Prima vengono i pazienti, la sicurezza delle cure, le condizioni in cui lavorano medici, infermieri e tutto il personale e la possibilità di garantire realmente gli obiettivi assistenziali. Le questioni interne, le contrapposizioni e gli equilibri tra le diverse componenti devono venire dopo, perché non possono essere i cittadini e gli operatori a pagarne le conseguenze”.

“Il personale dell’Ortopedia ha già dimostrato quanto può fare anche nelle condizioni più difficili. La stessa nota sindacale ricorda che, nonostante chiusure, trasferimenti, riduzione dei posti letto e difficoltà organizzative, l’attività è andata avanti grazie alla disponibilità quotidiana dei professionisti. Ma non possiamo trasformare il sacrificio individuale in un modello organizzativo. Se un servizio regge soltanto perché chi ci lavora continua a compensare ciò che manca, significa che il problema non è risolto. Servono spazi, posti letto, sale operatorie adeguate, équipe complete, percorsi chiari e responsabilità altrettanto chiare”.

La Scuola di specializzazione

“C’è poi la Scuola di specializzazione, e questo è un punto che non possiamo mettere ai margini. Siamo dentro un Policlinico universitario. Assistenza e formazione devono procedere insieme. Se diminuisce l’attività del reparto, se si riducono i ricoveri, la traumatologia e gli interventi, si riducono inevitabilmente anche le possibilità per gli specializzandi di formarsi sul campo. La formazione non consiste soltanto nelle lezioni o nel rispetto formale di un percorso. Significa seguire i pazienti, entrare in sala operatoria, affrontare le urgenze, maturare esperienza e raggiungere gli obiettivi professionali previsti dalla Scuola”.

“La riduzione dell’attività non impoverisce soltanto il reparto, ma anche la funzione universitaria della struttura. La documentazione sindacale richiama espressamente la perdita di volumi, l’indebolimento delle competenze, il minore addestramento degli specializzandi e l’impoverimento della funzione universitaria. Questo deve preoccupare tutti, perché non riguarda soltanto chi frequenta oggi la Scuola, ma anche la qualità dei professionisti che formeremo per il futuro”.

“In un’Azienda ospedaliero-universitaria la formazione non può diventare terreno di contrapposizione. Le dinamiche interne alla Scuola, al reparto o all’Azienda non possono incidere sulla vita dei pazienti, sul lavoro degli operatori e sul percorso degli specializzandi. Chi lavora per rimettere in piena attività l’Ortopedia, garantire la formazione e permettere il raggiungimento degli obiettivi troverà la nostra disponibilità. Chi invece dovesse ostacolare questo percorso troverà la nostra ferma opposizione. L’interesse generale deve venire prima di qualsiasi equilibrio interno”.

“La dimensione universitaria rende questa situazione ancora più delicata. La stessa nota chiede il coinvolgimento dell’Università, della Scuola di Medicina e della Scuola di specializzazione, proprio perché la riduzione stabile dell’attività di una struttura chirurgica universitaria incide direttamente su casistica, didattica professionalizzante e rete formativa”.

La rete

“Quando il Policlinico riduce la propria capacità ortopedica, quell’attività non scompare. Si sposta sugli altri ospedali della città, aumentando la pressione sui Pronto soccorso, sulle équipe, sulle sale operatorie e sull’organizzazione delle altre aziende. Anche per questo non possiamo considerare questa vicenda un problema interno al Policlinico. È un problema della rete palermitana e va affrontato come tale”.

“Un esempio concreto riguarda le fratture del collo del femore negli over 65, per le quali il Programma nazionale esiti considera il trattamento chirurgico entro 48 ore. Nella Nota 43 abbiamo chiesto all’Azienda di verificare con dati ufficiali le segnalazioni secondo cui, dal 18 gennaio 2026, questo percorso sarebbe sospeso o fortemente limitato. Se così fosse, il carico finirebbe inevitabilmente sugli altri ospedali cittadini, con effetti sui tempi di cura e sull’intera rete dell’emergenza”.

“Nel pubblico palermitano il Civico sta dimostrando di riuscire a sostenere una parte importante dell’attività ortopedica e traumatologica, ma non possiamo pensare che l’equilibrio della rete dipenda dal fatto che una sola Azienda riesca ad assorbire le difficoltà di un’altra. Anche Villa Sofia entra inevitabilmente dentro questo sistema. Ogni struttura deve poter svolgere pienamente il proprio ruolo, altrimenti aumentano i carichi sui Pronto soccorso, sui professionisti e sui percorsi assistenziali”.

“Nella stessa Nota 43 abbiamo chiesto anche di quantificare il sovraccarico sugli altri presidi, l’impatto sulle liste d’attesa, sui trasferimenti e sull’attività ordinaria. Abbiamo chiesto un tavolo urgente, un sopralluogo entro cinque giorni, un piano straordinario entro dieci giorni e un monitoraggio settimanale, con l’obiettivo di arrivare a un assetto transitorio realmente funzionante, con degenza, sala operatoria e sala gessi adeguate, personale sufficiente e percorsi definiti per il 118 e il Pronto soccorso”.

“Adesso servono decisioni e tempi certi. L’Ortopedia deve tornare a funzionare davvero, anche con un assetto transitorio adeguato. Parallelamente va definito il percorso per il ritorno nel padiglione 16. Non chiediamo privilegi né scorciatoie. Chiediamo che un reparto fondamentale del Policlinico torni a svolgere pienamente il proprio ruolo. Pazienti, lavoratori e specializzandi non possono continuare a pagare il prezzo di ritardi e contrapposizioni”.

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