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Nuova medicina territoriale: è un flop ancor prima di partire

venerdì 21 Luglio - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

Nel giugno del 2022 venne pubblicato nella Gazzetta nazionale il nuovo regolamento sugli standard dell’assistenza territoriale (DM 77). Una vera e propria riforma con lo scopo di:

  • dare una risposta coordinata e continua ai bisogni dei cittadini;
  • uniformare i livelli di assistenza;
  • dare una pluralità dell’offerta.

Questo tramite un Distretto sanitario con una risposta assistenziale integrata sotto il profilo delle risorse, degli strumenti e delle competenze professionali per determinare una efficace presa in carico della popolazione di riferimento. Peccato che il Pnrr non preveda le spese correnti, ma partiamo dall’inizio.

Il Distretto sanitario

Secondo il Dm deve servire in media un’area di circa 100 mila abitanti e dovrebbe comprendere:

  • almeno una Casa della Comunità hub, ogni 40.000-50.000 abitanti;
  • Case della Comunità spoke;
  • ambulatori di Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta;
  • almeno un Infermiere di Famiglia e Comunità ogni 3.000 abitanti;
  • almeno una Unità Speciale di Continuità Assistenziale (1 medico e 1 infermiere) ogni 100.000 abitanti;
  • una Centrale Operativa Territoriale ogni 100.000 abitanti o comunque a valenza distrettuale, qualora il distretto abbia un bacino di utenza maggiore;
  • almeno un Ospedale di Comunità dotato di 20 posti letto ogni 100.000 abitanti.

Ma per garantire questa assistenza servono 60mila infermieri, 30mila Oss, circa 15mila medici che devono dividersi con i propri studi.

Carenza medici tra contratti non aggiornati

I medici di famiglia, oggi, sono sempre di meno e nel 2025 saranno solo 36mila. Si calcola addirittura che nel prossimo quinquennio circa 14 milioni di italiani ne rimarranno sprovvisti.

Ma, oltre questo, a complicare tutto è l’assenza di un contratto nazionale che preveda questa riforma.

Difatti, “nel 2022 è stato siglato l’accordo collettivo nazionale relativo al 2016-2018 per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. Ora si sta iniziando a discutere l’accordo 2019-2021 e, anche questo accordo, purtroppo, non sarà funzionale alla riforma, ma si parlerà di Covid a pandemia conclusa. Per il nuovo assetto territoriale? 

Si dovrà aspettare il nuovo accordo 2022-2023, comprendendo così anche il DM 77. Qui verranno contenuti tutti i cambiamenti che ci devono essere e la creazione di tutti quei strumenti necessari, anche organizzativi, per i distretti sanitari”.

A spiegarlo è il dottor Luigi Galvano, segretario regionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale Sicilia, consigliere dell’Ordine dei Medici di Palermo.

Mantenimento strutture?

Il Sistema sanitario nazionale è, attualmente, sottofinanziato di non meno di 12, 14 miliardi rispetto ai bisogni.

Inoltre, si sta aspettando settembre per il nuovo tariffario dei Livelli essenziali delle prestazioni. Bisogna considerare, però, che i Livelli essenziali di assistenza (LEA), ossia le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket, con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale, non sono finanziati dal 2018.

Quindi tutto fermo prima del Covid, ma: “la popolazione invecchia, i cittadini hanno prima patologie croniche con maggiori comorbosità. Quindi, il sistema, aspettando che questa riforma territoriale si metta effettivamente in atto, come minimo serviranno 30/40 miliardi di finanziamenti per gestire tutti questi pazienti”, sostiene Galvano.

I cittadini però non avvertono questa crisi. Loro pagano la prestazione ed hanno concluso. La spesa out of pocket nel nostro Paese ha sempre rappresentato circa un quinto del totale della spesa sanitaria. Ciò nonostante, negli ultimi dieci anni è aumentata fino a raggiungere i 41 miliardi.

L’inflazione si fa sentire, però, nelle famiglie con un reddito medio-basso che non si curano come dovrebbero per motivi economici, e questo è un fenomeno consistente. Alcuni studi stimano che si tratti di 4 milioni di persone. Ai problemi economici si aggiungono anche le lunghe liste d’attesa.

Cosa Serve?

“Serve un cambio di prospettiva. Mancano strumenti legislativi per una coesione tra le varie sfere: DM 77 , accordo collettivo nazionale dei medici di famiglia 2022-2024 e finanziamenti specifici. Inoltre, è necessario un sistema di informatizzazione per far circolare le informazioni tra strutture, compresi gli ospedali”, evidenzia Galvano.

Il sistema informatico

Il sistema informatico esperto, strutturato per la sanità, fondamentale per offrire un’equa assistenza sul territorio e non si basa solo su cartelle cliniche digitalizzate. Qui interviene, difatti, la telemedicina che si rende indispensabile soprattutto per categorie di persone che richiedono un’assistenza continuativa, in quanto, ad esempio, affette da patologie croniche. Questi pazienti possono aver bisogno di un costante monitoraggio di alcuni parametri vitali, per ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni.

Permette quindi di:

  • assistere e fare visite di controllo ai pazienti;
  • controllare a distanza i parametri vitale di pazienti;
  • far dialogare sanitari per consulti su particolari casi clinici;
  • inviare e ricevere documenti, diagnosi e referti, collegando specialisti in strutture ospedaliere a pazienti o medici di famiglia da zone, come ad esempio, le isole minori.

In questo caso, anche se il Pnrr prevede fondi per le tecnologie, ma vanno costruiti percorsi di integrazione e, per farlo, serve formazione, anche perché non tutti i medici sono al passo della tecnologia normale, figuriamoci avanzata.

 

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