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Farmindustria, export da 49,1 miliardi ma gap con Cina e Usa: “Colpa della legislazione Ue”

venerdì 5 Luglio - 2024 | di Anna Boccia | Categorie: News ed eventi
pillole

Nel 2023 l’industria farmaceutica italiana ha battuto un altro record raggiungendo i 52 miliardi di euro di valore della produzione.

È un aumento di circa il 6% rispetto all’anno precedente, quando si era fermata a 49 miliardi, e il 60% in più rispetto a 5 anni prima. A confermare lo stato di salute della farmaceutica è il rapporto ‘Indicatori Farmaceutici’ presentato da Farmindustria.

La nostra industria conferma di essere un settore hi-tech strategico per la nazione. La produzione ha toccato i 52 miliardi di euro nel 2023 e oltre 49 di export, nonostante le difficoltà causate dall’aumento dei costi del 30% rispetto al 2021″, ha detto il presidente di Farmindustria Marcello Cattani.

Nel complesso, la farmaceutica in Italia conta 284 imprese impegnate nella produzione sia di materie prime sia di specialità medicinali. Il 42% è a capitale italiano, il 58% a capitale estero (32% europee e giapponesi, 26% statunitensi). Sono 70 mila le persone occupate direttamente dal comparto, a cui si aggiungono 236 mila dai settori dell’indotto.

Nel 2023 gli investimenti in produzione e Ricerca & Sviluppo ammontano a 3,6 miliardi di euro (rispettivamente 1,6 per la produzione e 2 per R&S). Questa quota rappresenta il 3,5% degli investimenti totali dei settori dell’industria (al netto delle costruzioni), con una crescita dell’8,7% rispetto al 2022 e del 18,3% rispetto al 2018.

Il farmaceutico è “il primo settore tra quelli manifatturieri per competitività, con il più alto valore aggiunto per addetto, parametro di produttività per cui siamo migliori degli altri Big Ue”, ha aggiunto Cattani. “Senza dimenticare che negli ultimi 5 anni la crescita delle domande di brevetto farmaceutico nel Paese sono aumentate del 35%, rispetto al +23% dei Big Ue. Un segnale della straordinaria accelerazione scientifica e tecnologica che stiamo vivendo”. 

I competitor

A livello globale si evidenzia un gap con la Cina dove sono stati scoperti più farmaci che in Europa (25 vs 17). Nello specifico il 74% dei principi attivi/intermedi dipendono da Cina o india, il 60% di alluminio è prodotto in Cina o India (Fonte Iqvia, Efpia).

Per  Cattani è la legislazione Ue ad essere una zavorra nella competizione globale.

“L’Ue deve ricominciare a porre al centro il tema della competitività, dell’attrattività per gli investimenti, dell’autonomia strategica e delle catene di approvvigionamento. Bisogna poi avere il coraggio di rivedere completamente la proposta di revisione della legislazione farmaceutica che indebolisce la proprietà intellettuale – evidenzia –. In questo momento Usa, Cina, Singapore, Emirati Arabi, Arabia Saudita mettono in campo politiche per rafforzare la propria struttura industriale”. Basti pensare che il gap di investimenti in R&S tra Ue e Usa è passato in 20 anni da 2 miliardi di dollari a 25″

“Il 60% dei nuovi lanci di medicinali avviene negli Usa mentre in Ue è meno del 30%. Secondo recenti dati Efpia, la Cina nel 2023 ha superato l’Europa come area di origine di nuovi farmaci: su 90 molecole a livello globale 28 arrivano dagli Usa, 25 dalla Cina, 17 dall’UE. Cina che in R&S cresce a ritmi 3 volte superiori a quelli del nostro Continente – conclude Cattani. Non bisogna perdere ulteriore terreno con scelte sbagliate che penalizzano l’attrattività e ci espongono a dipendenze strategiche. Si consideri che già oggi il 74% dei principi attivi di uso più consolidato dipende infatti da produzioni in Cina o in India così come il 60% dell’alluminio, materia prima fondamentale per le nostre imprese”.

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