Continua l’epidemia di malattia da virus Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica democratica del Congo. Secondo gli ultimi dati riportati dal governo congolese, i casi confermati nel Paese sono saliti a 1.561, con 506 decessi.
Il dato aggiorna il quadro diffuso pochi giorni prima dall’Organizzazione mondiale della sanità, che al 1° luglio indicava nella Repubblica democratica del Congo 1.460 casi confermati e 452 morti. In Uganda, al 2 luglio, risultavano invece 20 casi confermati, due decessi e un caso probabile conclusosi con la morte del paziente.
L’epidemia resta concentrata soprattutto nella Repubblica democratica del Congo, dove la trasmissione continua a evolvere rapidamente. L’Oms segnala casi in diverse zone sanitarie delle province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Tra i contagi confermati ci sono anche operatori sanitari e assistenziali.
In Uganda, invece, non sono stati segnalati nuovi casi dal 21 giugno. Secondo l’Oms, il focolaio ugandese resta epidemiologicamente collegato alla trasmissione in corso nella Repubblica democratica del Congo. I casi registrati comprendono infezioni importate e trasmissioni secondarie tra contatti stretti e operatori sanitari.
Il 24 giugno le autorità francesi hanno notificato all’Oms anche un caso confermato in laboratorio di malattia da virus Ebola causata dal virus Bundibugyo. Si tratta di un medico rientrato dalla Repubblica democratica del Congo, dove aveva lavorato per cinque settimane nella provincia di Ituri nell’assistenza ai pazienti. Al suo arrivo all’aeroporto Charles de Gaulle, il medico ha segnalato i sintomi alle autorità sanitarie ed è stato subito isolato in una struttura ad alta sicurezza.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha precisato che, in presenza di misure efficaci di identificazione precoce, isolamento e trattamento, il rischio di trasmissione sostenuta nell’Unione europea resta molto basso. L’Ecdc ricorda inoltre che Ebola non si trasmette per via aerea, ma attraverso il contatto diretto con sangue o altri fluidi corporei di persone o animali infetti, vivi o deceduti, o con superfici contaminate.
Le autorità sanitarie della Repubblica democratica del Congo e dell’Uganda, con il supporto dell’Oms e dei partner internazionali, stanno proseguendo le misure di risposta all’epidemia. L’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito il primo test molecolare per il virus Bundibugyo nella Emergency Use Listing, con l’obiettivo di accelerare la diagnosi e rafforzare la sorveglianza nei Paesi colpiti.
In parallelo, nella Repubblica democratica del Congo è partito uno studio clinico su trattamenti sperimentali contro Ebola Bundibugyo. Al momento, per questa specie virale non risultano vaccini o terapie specifiche approvate. Secondo l’Oms, il controllo dell’epidemia passa quindi da diagnosi rapida, isolamento dei casi, tracciamento dei contatti, sicurezza nelle sepolture, protezione degli operatori sanitari e coinvolgimento delle comunità locali.








