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Esche avvelenate: ecco cosa fare in caso di avvelenamento dei pet

venerdì 30 Settembre - 2022 | di Redazione | Categorie: Medicina veterinaria

Il fenomeno degli avvelenamenti degli animali per mezzo di esche è ormai da tempo una piaga della nostra società.

Oltre a procurare atroci sofferenze agli animali colpiti, ed anche la morte in assenza di un pronto intervento di un medico veterinario, questa pratica illegale, barbara e crudele è estremamente dannosa per l’ambiente, in quanto la disseminazione di esche per colpire un bersaglio non ha argini nel suo raggio d’azione ed è idonea a provocare la dispersione delle sostanze tossiche che possono entrare nella catena alimentare con potenziale pericolo di contaminazione della falda acquifera.

Il pericolo dei bocconi avvelenati si estende anche in maniera diretta alla popolazione ed in particolar modo ai bambini che facilmente, con la loro spiccata curiosità, possono venire attratti dall’oggetto a loro sconosciuto ed ingerirlo.

Il nostro legislatore nazionale oltre a punire penalmente chi somministra agli animali sostanze vietate che compromettano la loro salute ex 544-bis c.p. dal 2008 ha sfornato una serie di ordinanze con l’intento di contrastare il fenomeno puntando sulla mappatura dei casi di ritrovamento. In ultimo l’8 settembre 2022 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale un’ordinanza che proroga di 12 mesi la precedente.

L’ordinanza, prorogata e modificata negli anni, oltre a prevedere l’esplicito divieto di preparare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche, individua, infatti, obblighi e compiti per tutti gli attori coinvolti (proprietario dell’animale deceduto, medici veterinari libero professionisti, Sindaco, Servizi veterinari delle ASL territorialmente competenti, Istituti zooprofilattici sperimentali) affinché vengano messe in atto tutte le misure previste.

Dal 2019 le procedure sono tutte digitalizzate ed è stato creato un portale interattivo che consente, da un lato, la completa gestione informatizzata dei casi sospetti denunciati e, dall’altro, un costante monitoraggio del fenomeno e delle sue caratteristiche temporali e spaziali, allo scopo di fornire sia informazioni utili ai cittadini che alle autorità di polizia per la prevenzione/repressione del fenomeno. https://avvelenamenti.izslt.it/

Oggi risponde alle nostre domande la Dr.ssa Marina Cupani, che si occupa prevalentemente di pronto soccorso e che ci darà qualche consiglio in caso di avvelenamento o sospetto avvelenamento dei nostri pet.

Dottoressa quali sono i segni clinici che dovrebbero allertare il proprietario?

Dipende dalla tipologia di sostanza tossica con cui abbiamo a che fare. I veleni che inducono una sintomatologia acuta o iperacuta, quali la metaldeide, in genere provocano sintomi aspecifici come abbattimento, vomito, scialorrea, diarrea color petrolio, sintomi neurologici (tremori e crisi convulsive).

Cosa deve fare il proprietario in questi casi?

Evitare di indurre il vomito con acqua e sale o acqua ossigenata perché questo potrebbe peggiorare il quadro clinico e recarsi immediatamente dal medico veterinario per effettuare una lavanda gastrica. Successivamente il medico veterinario provvederà alla stabilizzazione del paziente e, nel caso sia disponibile, alla somministrazione di un antidoto.

Cos’altro deve sapere il proprietario?

Esistono altri tossici che possono dare insufficienza renale acuta o epatica. In questi casi oltre ai sintomi aspecifici si può riscontrare, anche, anuria ossia la sospensione completa della produzione di urina. Anche questo sintomo deve preoccupare il proprietario.

In ogni caso il medico veterinario oltre a provvedere alla stabilizzazione dell’animale, provvederà a monitorare e valutare la funzionalità degli organi, attraverso specifici esami, poiché il danno potrebbe non essere evidenziabile alla sola visita clinica.

Oltre alla sintomatologia acuta, esistono veleni con manifestano sintomi diversi?

Si, esistono e meritano un discorso diverso. Si tratta di quella macrocategoria che viene utilizzata come rodenticida (veleni per topi) e si tratta in linea generale di prodotti a base di dicumarinici che non provocano un’evidente sintomatologia clinica in fase acuta, ma possono indurre alterazioni significative della coagulazione con conseguenti emorragie. I sintomi inizialmente possono essere di lieve entità e passare inosservati. Se esiste il pericolo che il pet abbia ingerito la sostanza tossica e se si riscontrano sintomi anche lievi, quali il sanguinamento gengivale, la presenza di sangue nelle feci, o ematuria sarà necessario condurre immediatamente il pet per la valutazione della funzionalità coagulativa e per la somministrazione dell’antidoto.

Il quadro sembra veramente preoccupante. Come si deve comportare il proprietario per prevenire il problema?

Qui è necessario fare un distinguo. Infatti, non tutti gli avvelenamenti sono volontari ed esistono anche quelli accidentali. I proprietari di animali che hanno giardini e orti devono assolutamente evitare di utilizzare prodotti con funzione lumachicida o veleni per topi, poiché non è assolutamente possibile prevenirne l’ingestione degli stessi da parte dell’animale domestico, nonostante l’area possa essere dotata di barriere che a prima vista possono sembrare adeguate.

Per quanto riguarda, invece, gli avvelenamenti dovuti a bocconi o esche è sempre necessario rammentare che il cane deve essere monitorato costantemente quando ci si trova in aree pubbliche. Nessun cane è in grado di discernere cosa è tossico e cosa non lo è. Per questa ragione è sempre preferibile usare il principio di maggiore cautela e tenere sempre sotto controllo il proprio pet.

Di Dr. Luigi Zumbo

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