Alcune infezioni batteriche possono aggravarsi rapidamente perché il microrganismo produce tossine che danneggiano l’organismo. Streptococchi e stafilococchi causano le forme che gli specialisti incontrano più spesso. Difterite e botulismo compaiono più raramente, ma richiedono una diagnosi e un intervento tempestivi. Il caso della bambina di quattro anni morta di difterite a Palermo nell’agosto 2026 ha riportato l’attenzione su una malattia che molti medici non hanno mai incontrato nella pratica clinica. In Sicilia, secondo i dati del Ministero della Salute relativi al 2025, la copertura vaccinale contro la difterite a 24 mesi tra i bambini nati nel 2023 si è fermata all’85,88%.
Ad affrontare l’argomento durante il XVII Congresso regionale SIMIT Sicilia, che si è tenuto a Palermo il 1° e 2 ottobre, è stata Claudia Colomba, professoressa ordinaria di Malattie infettive all’Università di Palermo e direttore dell’unità di Malattie infettive pediatriche dell’ospedale Di Cristina. Il suo intervento ha riguardato le patologie invasive causate da batteri Gram positivi produttori di tossine.
“Parliamo di malattie diverse, ma accomunate dalla produzione di tossine e dalla possibilità di un’evoluzione molto rapida, a volte fulminante. La finestra terapeutica può essere stretta e questo ci impone di arrivare presto alla diagnosi. Spesso dobbiamo coinvolgere anche altri specialisti, perché non basta identificare il batterio e scegliere un antibiotico. Alcune di queste infezioni fanno parte della nostra attività clinica, altre compaiono soltanto in casi sporadici. Il problema è che proprio la rarità può portarci a non considerarle quando valutiamo un paziente che peggiora“, spiega Colomba.
Le forme più frequenti
“Tra i batteri Gram positivi produttori di tossine incontriamo soprattutto streptococchi e stafilococchi. Lo streptococco di gruppo A può causare un’infezione invasiva e, nelle forme più gravi, una sindrome da shock tossico. All’inizio il paziente può avere febbre, dolori muscolari, nausea o altri disturbi che da soli non indicano una diagnosi precisa. Un peggioramento rapido, accompagnato da un calo della pressione e da segni di sofferenza di più organi, richiede invece un intervento immediato”, osserva.
“Le infezioni da streptococco non seguono tutte lo stesso percorso. Alcune interessano i tessuti profondi e possono causare una fascite necrotizzante. La lesione iniziale può apparire modesta rispetto alla gravità di ciò che accade sotto la pelle. In questi casi servono antibiotici e una valutazione chirurgica immediata, perché può essere necessario rimuovere il tessuto infetto. L’infettivologo lavora con il chirurgo, il rianimatore e il microbiologo per capire l’estensione dell’infezione e adattare la cura mentre arrivano i risultati degli esami”, prosegue Colomba.
“Anche lo stafilococco può produrre tossine e causare una sindrome da shock tossico. Ogni malattia ha caratteristiche proprie, quindi il medico non può affidarsi a un unico sintomo. Valuta la rapidità del peggioramento, la pressione arteriosa, i segni cutanei e l’eventuale coinvolgimento di altri organi. La cura richiede di individuare l’origine dell’infezione, controllarla e sostenere le funzioni dell’organismo compromesse dallo shock. Per questo il lavoro coinvolge più specialisti”, aggiunge.
Le malattie da non dimenticare
“La difterite dimostra perché non possiamo escludere una malattia soltanto perché oggi la vediamo raramente. All’inizio può ricordare una faringite batterica o virale. Se la persona non ha ricevuto la vaccinazione o non ha completato le dosi previste, una sintomatologia compatibile deve far considerare anche questa diagnosi. Il vaccino ha ridotto drasticamente i casi, ma il batterio continua a circolare. I fatti recenti ci ricordano che una malattia controllata dalla vaccinazione può ancora manifestarsi in forma grave in una persona priva di protezione”, sottolinea Colomba.
“Quando sospettiamo la difterite, il tempo ha un peso preciso. Occorre somministrare l’antitossina il prima possibile, insieme agli altri trattamenti necessari, perché aspettare può ridurre le possibilità di contrastare gli effetti della tossina. Questo non significa associare ogni mal di gola alla difterite. Significa conoscere la storia vaccinale del paziente, valutare i sintomi e riconoscere gli elementi che richiedono un approfondimento immediato. Dimenticare che la malattia esiste ancora può ritardare la diagnosi”, precisa.
“Anche il botulismo pone il problema del riconoscimento tempestivo, pur seguendo un meccanismo diverso. Abbiamo avuto recentemente due casi in lattanti. In un bambino così piccolo, difficoltà ad alimentarsi, un pianto più debole e una progressiva perdita di forza possono orientare il sospetto. La tossina agisce sul sistema nervoso e, nei casi gravi, può compromettere la respirazione. La rapidità con cui abbiamo diagnosticato e trattato quei bambini è stata decisiva. La rarità di una malattia non deve farla sparire dalle diagnosi che prendiamo in considerazione”, rimarca.
“L’errore più frequente è credere che una malattia controllata dai vaccini sia stata eliminata. Non esiste un vaccino per tutte le patologie di cui abbiamo parlato, ma per la difterite abbiamo uno strumento di prevenzione. Lo stesso richiamo alla vaccinazione vale per altre malattie, come la pertosse, che può portare un lattante anche in terapia intensiva, e il morbillo. Riconoscere presto un’infezione e curarla resta essenziale, ma non sempre basta a evitare conseguenze gravi. La prevenzione, quando è possibile, non può passare in secondo piano”, conclude Colomba.








