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Il Protomedico e la lezione di civiltà che ci viene dal passato siracusano

venerdì 13 Ottobre - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Formazione, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Siracusa

I medici di Siracusa si ispirano al passato per ribadire l’importanza del Servizio Sanitario Nazionale.

“E’ un dovere etico guardare alla Sanità Pubblica come un prezioso bene comune da tutelare sopra ogni interesse di parte“. A sostenerlo è Anselmo Madeddu, presidente dell’Ordine dei Medici di Siracusa che riporta alla luce la figura del “Protomedico”, portandoci nel ‘500.

Siracusa ospitava la prestigiosa istituzione del Protomedicato, una sorta di Servizio Sanitario Nazionale dell’epoca.

L’episodio che ci accingiamo a narrare lo abbiamo scovato tra le pagine ingiallite dei cinquecenteschi “Atti del Senato Siracusano”, custoditi oggi presso il locale Archivio di Stato. Si tratta di una lettera inedita che i Senatori Siracusani indirizzarono a Barcellona, alla regina Germana di Foix, che governava la città dalla Spagna, in quanto capitale allora della “Camera Reginale”.

Il Protomedico

E’ il 30 novembre del 1520, ed è appena morto il “magnificus doctor in artium et medicine” Santoro Li Volti, ovvero il Protomedico della Camera Reginale di Siracusa, una sorta di ministro della Salute dell’epoca. Pertanto si poneva il problema della sua degna successione.

La pandemia di peste era alle porte, e occorreva mettere la Sanità nelle mani del medico più esperto possibile, per il bene comune della collettività. Ma Li Volti, avendo “acquistato” tale incarico, nel proprio testamento aveva indicato come suo successore il giovanissimo nipote e medico “Juanni Beniveni di li terri d’Avula”, col beneplacito della regina Germana di Foix.

Beniveni, però, era impreparato a tale delicato compito, come diremmo oggi: era “sceccu”. E’ proprio allora che accade l’imprevisto. Il Senato Siracusano, pur diviso in quel tempo in mille fazioni politiche, davanti all’interesse supremo del bene comune, riesce a compattarsi e si rifiuta di eseguire la “voluntadi reginali”, perché c’è in ballo “la saluti et beneficiu di quista chitati”. Il Senato Siracusano, così, scongiura la regina di nominare un altro medico più anziano ed esperto, il “doctor in artium et medicine Juanni Cachuni” detto “misser lu Galanti”.

L’inedita lettera

I Senatori scrivono alla regina, in uno stupendo volgare siciliano del ‘500. Esordiscono con gli stereotipi del linguaggio imposto dalle consuetudini, baciando le mani:

“ … Baxati li mani di vostra reginali majestati humilimenti cum la debita Reverentia, essendu quisti Jorni mortu misser Santoru di Livolti, … protomedicu di la Cammera …”

“… per provvidirisi a li necessitati di dicta chitadi essendu in quilla infra li altri plui idoniu et sufficienti di dottrina et pratica misseri Iohanni Cachuni alias Lugalanti … per la sufficentia et  virtuti et cum la experentia in ipsum havi mostratu …”.

I Senatori, dunque, dicono alla Regina che tale Johanni Cachuni è il “plui idoniu”, per “dottrina et pratica e experentia”, a ricoprire l’incarico. Ma c’è un problema:

“… havendu dictu misser Santoru per la potestati ki tenja di vostra alteza dispostu di dictu officiu in persuna di unu maritu di la figla di Franciscu di Livolti, so frati, nobili Johanni Beniveni di la terra d’Avula, judicatu insufficienti di etati,  practica et doctrina …”.

Per la potestà che gli derivava dalla stessa regina, Li Volti “proprietario” dell’incarico aveva indicato alla sua successione il marito della figlia di suo fratello Francesco, il nobile Giovanni Benivieni della terra d’Avola. Questo, però, veniva giudicato “insufficienti di etati,  practica et doctrina” per tale delicato incarico da parte del Senato, che da un lato si scusava “… per non esseri Secundu la [forma] di la provisioni  di vostra alteza …”, cioè di non essersi conformato alla volontà della regina, ma, dall’altro, riteneva tale nomina “non essiri Legitime facta”.

Il motivo era di una evidenza solare e non ammetteva alcuna eccezione:

“… essendu dictu Officiu [di protomedicu] importanti a la saluti et beneficiu di quista chitati et ancora di lu restu di la Cammera …”.

A questo punto la richiesta:

“… per tantu genibus flexis supplicamu Vostra Reginal majestati per provisiu di quilla chi esti la saluti et beneficiu di nui altri soj vassalli li plaza aprobari confirmari  et  denovo concediri la provisioni di dictu officiu di protomedicu in persuna di lu dictu misser Johanni Cachuni  per lu quali baxamu li pedi et manu di vostra reginali majestati pregandu di continuo Lu omnipotenti Diu per la Saluti et statu di quilla …”.

L’illuminata regina, anzicché andare su tutte le furie, comprese le loro ragioni e acconsentì alla richiesta.

Giovanni Benivieni, il giovane medico “asino” , fu rimandato a casa a studiare. Sarebbe stato nominato Protomedico solo dieci anni dopo, con un Privilegium datato 17 ottobre 1530. A prende l’incarico il dottor Giovanni Cachiuni, il medico più esperto. Il neo Protomedico, due anni dopo, avrebbe salvato Siracusa dalla peste.

La lezione

Questo documento, rubato alla polvere e all’oblio, ci dà occasione di riflettere sulla stupenda lezione politica e di senso civico dei nostri antichi padri. Questi ci mostrano una grande umiltà, di cui, oggi, ce ne sarebbe tanto bisogno. Seppur divisi in mille fazioni, difatti, seppero compattarsi per il bene del popolo, perché dalle loro scelte sarebbe dipeso quello che veniva allora percepito come il bene comune e supremo da tutelare al di sopra di ogni egoistico interesse economico politico e di parte: “la saluti et beneficiu di quista chitati”! 

Oggi il bene comune e supremo da tutelare sopra ogni interesse di parte si chiama “Servizio Sanitario Nazionale”. Che si prenda esempio dal passato”.

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