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Sistema Sanitario Nazionale: scenari e prospettive per la sostenibilità

martedì 5 Settembre - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli

La diciassettesima edizione del Rapporto Meridiano Sanità 1, di Think Tank di The European House Ambrosetti, apre una riflessione sulla sostenibilità della sanità del nostro Paese, sempre più in crisi: l’attuale modello di finanziamento sarà sufficiente per garantire ai cittadini italiani l’offerta di prestazioni e servizi sanitari attuale?

Lo scenario

L’instabilità economica e geopolitica, la crisi energetica e l’aumento dell’inflazione hanno portato a un forte rallentamento della ripresa economica in atto in Italia dopo il Covid.

Vi è, di conseguenza, anche una minore crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) ed elevati livelli di indebitamento riducono la disponibilità di risorse da destinare alla spesa pubblica, a partire dalla sanità.

Inoltre, l’Italia sta vivendo un “inverno demografico” senza precedenti, con una popolazione che invecchia progressivamente per il combinarsi di due dinamiche, da un lato l’aumento dell’aspettativa di vita alla nascita. Dall’altro l’incremento dell’età media della popolazione, insieme ai fattori di rischio comportamentali – fumo, sedentarietà e alimentazione scorretta, e quelli ambientali come cambiamenti climatici e inquinamento.

I cambiamenti demografici segnano così una riduzione della popolazione, che porterà a un calo dei lavoratori, e di conseguenza a una riduzione delle entrate pubbliche dello Stato derivanti dai contributi dei lavoratori che sono indispensabili per finanziare la spesa pubblica e di conseguenza anche la sanità. Nel contempo, però vi sarà un aumento delle prevalenze delle patologie ad alto impatto (in primis tumori e malattie cardiovascolari) e croniche e, di conseguenza, una spesa sanitaria pubblica più alta, legata ai bisogni di salute.

La sanità pubblica

Il modello previsionale di spesa di Meridiano Sanità stima una spesa sanitaria pubblica al 2050 pari a 220 miliardi di euro (rispetto ai 134 miliardi di euro attuali). In termini percentuali, si tratta di un’incidenza sul PIL del 9,5%2 rispetto al 7,2% del 2021, un valore quest’ultimo ampiamente inferiore alla media dei principali Paesi europei, pari all’8,5%.

Tutto questo evidenzia un sottofinanziamento della sanità pubblica italiana che, ad oggi, ha un buco da 15 miliardi.

Il Governo, intanto, sta stanziando risorse aggiuntive previste dalla Legge di Bilancio 2023 per la sanità pubblica, pari a 2,15 miliardi di euro per il 2023, 2,3 miliardi nel 2024 e 2,6 miliardi nel 2025, che appaiono ancora insufficienti.

La riflessione di The European House – Ambrosetti

Appare essenziale e urgente quindi una riflessione sulle politiche e gli interventi da attuare al fine di garantire la sostenibilità economica del sistema sanitario a partire da cinque leve prioritarie su cui si potrebbe agire, vale a dire:

  • l’età pensionabile, oggi pari a 67 anni;
  • il tasso di occupazione, oggi pari al 61,6%;
  • il tasso di natalità, oggi pari a 58 nuovi nati ogni anno per 1.000 donne in età fertile;
  • i flussi migratori, oggi pari a circa 120.000 individui all’anno;
  • la pressione fiscale sugli individui in età lavorativa, oggi pari al 29,7%.

Azioni diverse e combinate su tali leve permettono di delineare 6 diversi scenari di simulazione:

  • Scenario 1: aumento della pressione fiscale sugli individui in età lavorativa;
  • Scenario 2: aumento significativo dei lavoratori immigrati;
  • Scenario 3: aumento del tasso d’occupazione;
  • Scenario 4: aumento dell’età pensionabile fino al punto di equilibrio;
  • Scenario 5: aumento dell’età pensionabile ipotizzando la crescita del tasso di occupazione alla media dei top-5 UE;
  • Scenario 6: azione coordinata su tutte le leve disponibili.

Come è lecito aspettarsi, l’azione su una sola delle leve disponibili non è sufficiente a raggiungere l’obiettivo di mantenere costante, al 2050, il contributo del singolo occupato alla spesa sanitaria. E’ dunque indispensabile adottare una strategia integrata e coordinata agendo congiuntamente su tutte le leve.

Le ipotesi

Ad esempio, un possibile mix di equilibrio è dato dall’allineamento ai livelli dei primi cinque Paesi europei del tasso di natalità (76 nuovi nati ogni anno per 1.000 donne in età fertile) e del tasso di occupazione (86%), dall’aumento dell’età pensionabile mantenendo costante il divario attuale in anni tra aspettativa di vita ed età pensionabile (72 anni), e dalla capacità di attrarre 6,9 milioni di lavoratori immigrati aggiuntivi (3 volte i livelli attuali) in settori qualificati, caratterizzati da alta produttività e alti salari.

Ciò significa promuovere politiche di incentivazione alla natalità, in primis congedi parentali e piani asili nido, e di supporto all’occupazione (tra cui riduzione dello skill mismatch, riforma dei Centri per l’impiego, politiche a sostegno dell’occupazione femminile), adeguare l’età pensionabile e, in ultimo, attrarre capitale umano dall’estero soprattutto nei settori ad alto tasso di ricerca e innovazione, produttività e occupazione qualificata, come quello farmaceutico e biomedicale.

In Sanità

Senza interventi urgenti e significativi, il nostro SSN non potrà continuare a garantire ai cittadini lo stesso perimetro di prestazioni e la sua universalità.

Si dovrebbe quindi immaginare una rimodulazione dei cosiddetti LEA, e una riconfigurazione verso il modello cosiddetto “misto” con un peso maggiore della componente privata.  Non bisogna dimenticare anche la forte disomogeneità nell’accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie e le condizioni di non equità.

Se lo sblocco del turnover dal 2019 e l’incremento delle borse per le scuole di specializzazione (e per i corsi specifici per la formazione in medicina generale), nel breve periodo riusciranno a compensare i pensionamenti, nel medio-lungo periodo, anche per dare attuazione alla Riforma dell’assistenza territoriale (DM 77/2022) nell’ambito del PNRR, sarà necessario aumentare di circa il 50% il numero degli operatori sanitari per rispondere alla domanda crescente di servizi sanitari.

Per mantenere lo stesso rapporto operatore sanitario/ cittadini over-65 nel 2050, infatti, l’Italia dovrebbe avere 139.050 infermieri, 54.158 medici ospedalieri e 21.910 MMG in più, con un ulteriore aumento del fabbisogno di spesa sanitaria pubblica al 2050 stimato in 9,4 miliardi di euro ai salari attuali, o in 21,3 miliardi se si allineassero i salari italiani alla media attuale dei top-3 Paesi europei Germania, Francia e Spagna, rendendo il nostro mercato del lavoro più competitivo e attrattivo nel panorama internazionale.

Le prospettive di Meridiano Sanità 2022

Per rispondere agli scenari delineati e affrontare le sfide della sanità, il XVII Rapporto Meridiano Sanità individua 4 linee di intervento prioritarie:

  • Continuare a investire nella Salute con un approccio intersettoriale (incentivazione alla natalità, maggiore partecipazione al mercato del lavoro, attrattività di capitale umano dall’estero, adeguamento dell’età pensionabile) e aumentare in maniera strutturale le risorse economiche per la Sanità portandole, nel breve periodo, almeno al 7% del PIL e arrivando a investire fino al 9% nel medio-lungo termine (pari all’incidenza media della spesa sanitaria su PIL di Germania, Francia e Spagna);
  • Dare piena attuazione ai progetti della Missione “Salute” del PNRR al fine di rendere il sistema sanitario più resiliente, accompagnando il rafforzamento infrastrutturale del sistema (ammodernamento degli ospedali e riorganizzazione della rete del territorio) con il potenziamento dell’organico del SSN e la transizione digitale;
  • Adottare programmi e strategie che permettano all’Italia di affrontare e vincere le sfide di salute che si prospettano puntando su Prevenzione – primaria e secondaria – e innovazione in grado di creare valore per i cittadini e l’intero sistema;
  • Promuovere il principio della “Salute in tutte le politiche”, considerando gli impatti diretti e indiretti che i determinanti socio-economici e ambientali hanno sulla salute degli individui, favorendo in primis la convergenza tra la politica sanitaria e la politica industriale del Paese.

 

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