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Pterigio dell’occhio: cause, sintomi e trattamenti

giovedì 17 Agosto - 2023 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli

Lo pterigio è una malattia caratterizzata da una crescita anomala di tessuto appartenente alla congiuntiva (la membrana che ricopre il bulbo oculare e la parte interna delle palpebre) sulla cornea.

A causarlo possono essere un’eccessiva esposizione al sole e la secchezza oculare cronica e si manifesta prevalentemente nelle persone di sesso maschile e di età superiore ai cinquanta anni.

Le caratteristiche

Il termine pterigio deriva dal termine greco “pterugion” (piccola ala d’insetto) proprio in riferimento all’aspetto di questa malattia. Visibile anche ad occhio nudo, appare infatti come un’escrescenza opaca leggermente rialzata e ad andamento orizzontale. Di colore bianco-giallastra, simile al colore della pelle, è ricca di vasi sanguigni e ha una superficie irregolare (in prevalenza di forma quasi triangolare ma anche rotonda o dai contorni allungati) tipo un panno o una pellicola sottile. Si sviluppa sulla superficie esterna dell’occhio a causa di una crescita anomala del tessuto appartenente alla congiuntiva. La congiuntiva è una membrana mucosa che ricopre il bulbo oculare, la parte bianca dell’occhio e la parte interna delle palpebre.

Lo pterigio tende a estendersi e ad aumentare di dimensioni e spessore, di solito sul lato dell’occhio più vicino al naso, fino a invadere la cornea. La cornea è la superficie esterna e trasparente dell’occhio che si trova davanti all’iride e alla pupilla. In questi casi, spesso la cornea si deforma, perde la sua trasparenza e regolarità, limitando notevolmente la visione e la percezione degli oggetti, delle immagini e dei contorni. Ne consegue una forma di astigmatismo difficile da correggere con gli occhiali, a causa della curva irregolare della cornea.

Si tratta di una malattia che non regredisce spontaneamente ma che avanza pian piano e in modo progressivo.

I sintomi

Di solito, lo pterigio si sviluppa lentamente nel corso degli anni senza causare disturbi (sintomi) specifici.

In caso d’infiammazione, si possono verificare:

  • arrossamento oculare;
  • bruciore o prurito agli occhi;
  • intensa lacrimazione;
  • irritazione agli occhi;
  • sensazione di corpo estraneo nell’occhio;
  • astigmatismo, la crescita dello pterigio deforma la cornea a causa della trazione esercitata dalla congiuntiva;
  • diminuzione della capacità visiva (specialmente nella visione notturna), per la deformazione della superficie della cornea;
  • visione sdoppiata (detta diplopia), nei casi più avanzati quando la testa dello pterigio arriva a coprire direttamente la pupilla;
  • difficoltà nell’indossare lenti a contatto, a causa del disagio.

Le cause

Non sono ancora del tutto chiare. Tra i fattori che probabilmente contribuiscono alla comparsa di questa malattia troviamo:

  • esposizione prolungata ad agenti atmosferici, specialmente sole e vento;
  • secchezza oculare cronica;
  • eccessiva esposizione al sole, ai raggi ultravioletti e infrarossi della luce solare;
  • irritazioni croniche della superficie oculare;
  • appartenenza a una etnia asiatica, africana o sudamericana, lo pterigio è infatti più comune nei climi caldi e frequentemente riscontrato in persone che vivono in zone equatoriali, paesi tropicali o subtropicali.

Per questi motivi, lo pterigio è una malattia che riguarda soprattutto alcune specifiche categorie di individui, quali alpinisti, pescatori, marinai, fornai e contadini.

In altre parole persone che trascorrono molto tempo al sole o che lavorano all’aperto, in ambienti soleggiati, ventosi, in presenza di fumo, sabbia, polline o che svolgono attività vicino a superfici riflettenti, senza l’adeguata protezione di occhiali o cappelli con visiera.

Il ruolo dei raggi UV e degli stimoli irritanti di tipo chimico/fisico è considerato molto importante.

La diagnosi

Per diagnosticare lo pterigio può essere necessario effettuare i seguenti esami:

  • topografia corneale, esame accurato della morfologia e curvatura della superficie anteriore della cornea. Utile per valutare l’evoluzione della malattia e verificare l’eventuale e conseguente presenza di astigmatismo irregolare;
  • OCT (tomografia a coerenza ottica) della cornea, scansione tomografica diretta dei tessuti coinvolti
    conta endoteliale, valutazione della superficie dell’endotelio corneale (strato più profondo della cornea);
  • visita oculistica con esame obiettivo e osservazione alla lampada a fessura che, con l’aiuto di ingrandimento e illuminazione brillante, esamina cornea, iride e annessi oculari coinvolti
    documentazione fotografica, rappresentata da fotografie scattate dallo specialista per controllare nel tempo il livello di crescita dello pterigio.

La terapia

Solitamente lo pterigio non causa disturbi tali da richiedere uno specifico trattamento.

La terapia può essere sia medica, sia chirurgica. La prima non elimina lo pterigio, né ne rallenta la crescita ma aiuta a ridurre l’infiammazione tramite l’applicazione locale di lubrificanti artificiali, colliri, pomate (in genere corticosteroidi) per occhi o medicinali a base di steroidi. La terapia medica viene utilizzata solo negli stadi iniziali della malattia.

La terapia chirurgica (detta pterigectomia) consiste nella rimozione, anche se non definitiva, e nella ricostruzione del tessuto. L’operazione non esclude la possibilità di recidiva, ossia che lo pterigio si possa riformare in modo anche più aggressivo rispetto all’originario e con una velocità di progressione ed estensione maggiori.

All’intervento chirurgico si ricorre nel caso di:

  • scarsa qualità della visione, specialmente notturna;
  • astigmatismi irregolari (visione sfocata), non correggibili con gli occhiali da vista;
  • diminuzione della capacità visiva, a causa dello pterigio che, aumentando di dimensioni, va a coprire la cornea davanti alla pupilla;
  • infiammazioni, irritazioni, bruciori e fastidi ricorrenti, non controllabili con la terapia locale (lubrificanti oculari o colliri antinfiammatori);
  • motivi estetici o forte disagio.

Si tratta di un’operazione piuttosto semplice, che dura dai 30 ai 45 minuti. Viene solitamente eseguita in regime ambulatoriale e con anestesia locale. L’infiltrazione del farmaco avviene nella sola congiuntiva o con un’iniezione intorno al bulbo oculare. Nei bambini l’operazione viene, invece, eseguita in anestesia generale.

L’intervento chirurgico consiste nell’asportare lo pterigio dalla cornea e dalla membrana fibrovascolare sottocongiuntivale. Per fare questo, può essere necessario prelevare un lembo di congiuntiva sana dallo stesso occhio o dall’altro per trapiantarlo nel punto in cui è stato rimosso (si parla di autotrapianto di congiuntiva) e mettere alcuni punti di sutura o usare una particolare colla biologica (detta colla di fibrina) per chiudere la ferita.

Dopo l’intervento, l’occhio va tenuto bendato per almeno un giorno. Generalmente, il recupero richiede qualche settimana e prevede l’applicazione più volte al giorno di colliri o pomate locali, oltre a seguire le corrette norme igieniche.

Può anche accadere che, sino a quando la membrana non si riassorbe, l’occhio operato appaia gonfio, arrossato, dolente, che si avverta la sensazione di corpo estraneo o che la vista sia ridotta.

Per evitare la comparsa di recidive, successive all’intervento chirurgico, si consiglia di limitare l’esposizione ai fattori ambientali che ne favoriscono la crescita (esposizione diretta a raggi solari, sostanze irritanti e ambienti polverosi) ed è perciò consigliato l’uso di lenti protettive.

La possibilità di recidive è, inoltre, più probabile in caso di:

  • precedenti interventi oculari;
  • pterigi doppi, nasale e temporale nello stesso occhio;
  • pterigi carnosi, che non consentono la visualizzazione della sclera sottostante (la parte bianca dell’occhio);
  • soggetti con alterazioni della qualità e quantità del film lacrimale.

Le complicazioni

Nei casi più gravi, quando lo pterigio diventa molto grande ed evidente, costantemente irritato o cresce sulla superficie della cornea e verso il centro dell’occhio, limitandone la funzione visiva, è necessario asportarlo. Con l’intervento chirurgico, il medico specialista oftalmologo rimuove completamente il tessuto in eccesso; questo però non esclude la possibilità che lo pterigio possa progressivamente riformarsi.

Raramente, lo pterigio può portare a gravi cicatrici sulla cornea. In questi casi l’instillazione di colliri, aiuterà a evitare che l’infiammazione possa portare ad altre complicazioni più gravi.

La prevenzione

Per prevenire, rallentare la crescita o evitare la recidiva di uno pterigio, è indicato:

  • evitare l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti;
  • riparare adeguatamente gli occhi, indossando occhiali da sole protettivi e a norma di legge;
  • instillare nella congiuntiva alcune gocce di lacrime artificiali, lubrificanti e anti-infiammatorie;
  • indossare cappelli con visiere;
  • evitare l’esposizione a determinati fattori ambientali, come vento, sabbia, polvere, polline, fumo, luce del sole e pulviscolo atmosferico e a polveri generate da attività professionali (per esempio in falegnameria, cementifici etc.);
  • effettuare frequenti visite oculistiche, specialmente per le persone anziane.

 

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